Sabato 25 novembre 2017 03:08

Perchè è importante che la Whirlpool non abbandoni Caserta?




Cosa accadrebbe se una multinazionale come la Whirlpool abbandoni un'area del Mezzogiorno, come quella di Caserta? Nella migliore delle ipotesi ad essa subentrerebbe un'altra grande azienda, magari dello stesso settore così da garantire il riassorbimento della forza lavoro preesistente, oppure si insedierebbe un'altra azienda di diversa produzione che porterà con sè la propria manodopera mandando a casa i lavoratori dell'industria andata via i quali faranno, poi, ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma, in entrambi i casi purtroppo la storia industriale di Caserta è una pagina già conosciuta e sappiamo benissimo che andando via la Whirlpool ad essa non subentrerà nulla se non qualche piccola realtà industriale legata a mercati locali e priva di qualsiasi competitività a livello europeo o mondiale, e dunque ad essa non seguirà altro che una desertificazione industriale, come del resto già accaduto in passato. Caserta alla fine degli anni '80 e agli inizi degli anni '90 era considerata esempio nazionale dello sviluppo produttivo e vantava un tessuto industriale composto da grandi imprese come la Pierrel, Italtel, Siemens, Olivetti, Texas Instruments, Saint Gobain, 3M, Pozzi Iplave e per ultimo la Indesit contribuendo al Pil provinciale per il 27%. Ora di queste grandi aziende non restano che le ceneri: capannoni abbandonati che non hanno fatto altro che contribuire all'aumento della disoccupazione nel casertano, alla fuga dei cervelli e al depauperamento del tessuto industriale. Il tutto forse va imputato alla mancanza di volontà di ridefinire un'ipotesi concreta di riuso degli stessi stabilimenti industriali o semplicemente di non aver saputo cogliere le occasioni preziose per rilanciare l'economia, fatto sta fin poca è stata l'attenzione al rilancio dei siti, tanti, invece, i programmi disattesi e troppi gli ex lavoratori che sfilano tuttora in corteo richiedendo il loro diritto al lavoro. Pochi sono gli insediamenti realizzati nei milioni di metri quadri lasciati liberi dalle multinazionali, così pochi che non hanno alleviato le ferite di una terra già di per sè martorizzata. E' per questo che fa paura l'idea che anche la Whirlpool abbandoni il terreno e che si aggiunga alla lunga lista delle tante aziende andate via. Dinanzi a questa desertificazione industriale ed umana terrificante occorrerebbe una strategia di sviluppo nazionale concentrata sul Mezzogiorno con una logica di sistema e un'azione strutturale di medio-lungo periodo che punti alla rigenerazione urbana, al rilancio delle aree interne, alla creazione di una rete logistica e alla valorizzazione del patrimonio culturale. Solo così con interventi massicci da parte delle istituzioni si potrà fermare il declino industriale nel casertano e quindi colmare quel vuoto lasciato dalle multinazionali che non è soltanto di produzione ma anche di cultura dell'impresa. © Riproduzione riservata