Domenica 24 settembre 2017 03:21

Youth, la giovinezza: da Mann a Sorrentino, l’Uomo e il tempo




Già soltanto per il fatto di aver ispirato il film a La montagna incantata di Thomas Mann, Sorrentino meriterebbe un plauso.  Youth – la giovinezza prende in prestito, infatti, dallo scrittore tedesco non solo lo scenario e l’atmosfera (ambientato nello stesso hotel, l’albergo alpino Schatzalp), bensì anche diversi spunti tematici.

Il nuovo film del regista napoletano è anche e soprattutto un film sul tempo. Mann lo dipingeva, il tempo, come una “suora muta, una colonna di mercurio senza numeri”, immisurabile in realtà perché legato alla nostra coscienza o, meglio, misurabile esclusivamente attraverso convenzioni: “Può darsi che la monotonia e il vuoto allunghino e rendano noiosi il momento e l’ora, ma i grandi e grandissimi periodi di tempo li accorciano e volatilizzano addirittura fino all’annullamento. Viceversa un contenuto ricco e interessante può certo abbreviare e sveltire l’ora e magari anche il giorno, ma portato a misure più vaste conferisce al corso del tempo ampiezza, peso, solidità, di modo che gli anni pieni di avvenimenti passano più adagio di quelli poveri, vuoti, leggeri”. Questo il messaggio veicolato dal romanzo e preso in carica dal film.  “Assuefarsi significa lasciar addormentare o almeno sbiadire il senso del tempo; e se gli anni giovanili sono vissuti lentamente e la vita successiva invece si svolge e corre sempre più veloce, anche questo è da attribuire all’assuefazione”, questa la differenza vera tra gioventù e vecchiaia, questo il grimaldello attraverso cui scongiurare la vecchiaia stessa. Mann lo dice chiaramente: “L’unico rimedio per trattenere la vita è far sì che il sentimento del vivere si rinnovi”. Sentimento del vivere. Non assuefarsi. Quindi l’essere giovani anche in un corpo vecchio, l’essere giovani per sentimento.

la giovinezza film La giovinezza è ovviamente il nucleo su cui si impernia il film, ma non si deve pensare alla giovinezza esclusivamente come età, in tal caso Youth sarebbe più che altro un film sulla vecchiaia, essendo i suoi protagonisti principali uomini oltre la sessantina ed è questa (ho letto) una critica che gli hanno mosso in molti, non cogliendo a mio avviso il senso del termine giovinezza. Per giovinezza si intende uno status, un modo di vivere la vita che va oltre la dimensione corporea. Non è un caso che tra i dialoghi più importanti del film ci sia quello in cui il protagonista, Fred Ballinger, un anziano direttore d’orchestra ormai in pensione (interpretato dal bravissimo Michail Caine) parlando con il suo medico si chiede per quale motivo sia vecchio se  - come gli è stato confermato – non ha alcuna malattia, ed è perfettamente in salute. Il dottore lo intima a cogliere la sua giovinezza, uscendo fuori, vivendo. La dimensione del “fuori” è particolarmente significativa poiché evidenzia come l’albergo rappresenti l’apatia più volte confessata da Fred: il non fare niente, il susseguirsi delle ore e delle giornate, da un pasto all’altro, con qualche intermezzo musicale e terapeutico rilassante, tra massaggi e bagni termali, un progredire monotono del tempo che non può non ricordare il romanzo, un progredire monotono che quindi si annulla: “Se un giorno è come tutti, tutti sono come uno solo” scriveva sempre Mann.

giovinezza filmUn altro punto in comune tra il romanzo e il film è quello del rapporto di amicizia tra i due protagonisti, il direttore d’orchestra è, infatti, amico di vecchia data di un regista che per scrivere l’ultima stesura della sceneggiatura del suo nuovo film sceglie l’hotel svizzero. Il rapporto tra i due è di quelli “veri”, che vanno oltre il tempo, i ricordi, persino gli affetti familiari. È Harvey Keitel ad interpretare questo regista che ha scavalcato i vertici della fama e si trova dinanzi la caduta libera della discesa, un uomo che ha avuto successo e che si scontra con l’inevitabile cambiamento della vita. Altra figura importante nel film è quella di Jimmy Tree, un attore famoso, giovane ma con tanti film sulle spalle, che tutti ricordano però solo per un ruolo commerciale in cui interpretava un robot (metafora della totale spersonalizzazione dell’attore stesso). Paul Dano è bravissimo a cogliere la dimensione alienata del personaggio, una forza di carattere intrecciata all’osservazione, alla critica pacatezza.  Con Rachel Weisz nei panni della figlia di Fred in preda ai tumulti non più adolescenziali dell’amore, e con Jane Fonda in quelli dell’attrice di successo partita dalla strada, questo è anche un film che regala alcuni ritratti brillanti di femminilità, dalla giovane massaggiatrice fino alla “divina” Miss Universo. Superba la scena del sogno: della passerella sulle acque veneziane, con Miss Universo e il vecchio direttore d’orchestra a sfilare dandosi il cambio al centro. Per niente occasionale e inutile la presenza del mito del calcio, Diego Armando Maradona (amatissimo da Sorrentino che lo ha citato persino nei ringraziamenti dell’Oscar), interpretato da Roly Serrano, abile nel palleggiare con una pallina da tennis e nel trascinare, insieme alla goffezza di una mole oltre misura, la giovinezza dello sguardo in antitesi con l’inadeguatezza della forma.

"LA GIOVINEZZA" DI PAOLO SORRENTINO.FOTO DI GIANNI FIORITOIl film, il secondo realizzato in lingua inglese dopo This Must Be the Place, è girato quasi interamente a Davos, in Svizzera, con qualche scena in Italia e a Londra. Importante la scelta di circoscriverlo quasi interamente all’albergo come se quella fosse la dimensione della vecchiaia. Un albergo confinato sulla montagna, circondato dalla pacatezza e tranquillità del verde, della natura, tra sedie a dondolo che cullano l’aria e sdraio in attesa. Fotografia da premio, quella di Luca Bigazzi, che si accompagna perfettamente alle accuratissime e sapienti scelte musicali di Sorrentino: da “You got the love” iniziale, alle canzoni vintage dei Retrosettes, fino alle composizioni di David Lang, tra ritmi malinconici e  strazianti riverberi di voce.

Vecchi corpi statici, a mollo, la pelle raggrinzita dalle rughe, dal tempo più che dall’acqua, nudità immobili sulle quali sorvola l’abile mano registica, passando da una scena all’altra, con un’attenzione ossessiva del tempo: sono brevi gli intervalli tra uno scorcio e l’altro della storia, eppure scorrono lievemente, e il passaggio dall’uno all’altro è scandito da una sorta di rottura minimale. Persino in questo Sorrentino rispecchia la dimensione tematica.

Ma la frase che più di tutte vi convincerà dell’idea sottesa al film è questa: "Ho perso i migliori anni della mia vita. Tu hai detto che le emozioni sono sopravvalutate, ma è una vera stronzata, le emozioni sono tutto quello che abbiamo!". Se la scelta finale è quella di vivere, di emozionarsi, di essere dunque giovani nonostante un corpo vecchio, allora è chiaro che il messaggio è questo: Uomo, sì padrone del tuo tempo.

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