Giovedi 17 agosto 2017 01:39

Saviano e de Magistris, hanno torto entrambi: il problema di Napoli non è la narrativa

06 gennaio 2017



Il 2017 si è aperto con una polemica stucchevole. Quella sulla reale narrativa di Napoli. Saviano contro de Magistris, come nel 2016. Da un lato la teoria della vittoria della camorra, dall'altra la ricostruzione di una Napoli invasa dai turisti, pronta ad una rivoluzione culturale, avviata sulla strada del riscatto e ad un passo dall'autonomia. In questa polemica hanno torto entrambi. Sbagliano in primis nei toni, che sembrano da campagna elettorale. E sbagliano anche nei contenuti, riducendo Napoli ad un problema di narrativa.

Saviano non ha ragione, pone dei problemi giusti nel modo sbagliato. La camorra non si sconfigge con incantesimi o magie. Il Comune di Napoli ha seri problemi nella garantire l'ordine pubblico che gli compete, a causa del sottodimensionamento del corpo di Polizia locale. Il sindaco lotta da mesi per ottenere lo scorrimento delle graduatorie dell'ultimo concorso. Il rischio è di ritrovarsi tra qualche anno con circa 400 agenti per una città dove ogni giorno sono presenti quasi due milioni di persone. Anche le forze dell'ordine dipendenti dallo Stato sono meno di quelle richieste. Così è difficile vincere la battaglia contro la criminalità organizzata. Saviano, piuttosto, farebbe bene a chiedere conto allo Stato, alla Regione e al Comune di Napoli di come intendono sviluppare economicamente la città e la conurbazione circostante, una delle tante aree depresse del Mezzogiorno. Perché la partita, diciamo la verità, si gioca lì. Le zone dove la povertà è dilagante, la disoccupazione galoppa e la desertificazione industriale è un dato di fatto sono il brodo di coltura ideale per il crimine organizzato. La vera lotta al malaffare parte dallo sviluppo, prima che dalle manette. La narrativa giusta di Napoli è quella del rapporto Svimez che racconta una città dove i giovani non trovano lavoro, gli investimenti latitano e perdurano sacche di miseria.

La stessa domanda di Saviano dovrebbe porsela de Magistris, che invece continua a ripetere gli stessi leit motiv ad uso e consumo suo e di una parte di cittadinanza, la stessa che - occhio e croce - abusa quotidianamente del termine "Sputtanapoli". La pillola dolce degli alberghi pieni e dei turisti per strada non può far digerire il degrado delle periferie, la povertà, le carenze infrastrutturali, la mancanza di lavoro, i tributi locali esosi e i trasporti pubblici insufficienti. L'amministrazione governa dal 2011 e deve iniziare a dare risposte anche su questi temi. Il concetto di città autonoma è vuoto, perché senza i danari del Patto per Napoli non si sarebbero potuti concludere neanche i lavori della metropolitana. Il fermento culturale in città esiste da sempre e (si spera) esisterà per sempre. Napoli sta cambiando, sì. Ma sul piano demografico. I giovani continuano ad andar via e la popolazione cittadina è ben lontana dal milione di abitanti del secolo scorso. Non sovvengono mosse del sindaco per incalzare Palazzo Chigi sui temi dello sviluppo, in modo da tentare di trattenere in città quei giovani, laureati o meno, che vanno via per bisogno e non per scelta. Come sviluppare economicamente le aree di Bagnoli e Vigliena? Come riscattare la zona industriale di Napoli Est? Cosa impiantarci? Strutture turistiche? Industrie ecosostenibili? Mancano idee e proposte su temi determinanti ed è lì che de Magistris deve lavorare. Mettendo da parte le foto di via dei Tribunali piena di turisti: delle cose positive, gli abbiamo già dato atto.

© Riproduzione riservata