Giovedi 24 agosto 2017 05:00

Progetto Bagnoli, la paura del futuro che sta rovinando Napoli




Meglio essere chiari dal principio. Non condivido il progetto di Invitalia per Bagnoli presentato ieri da Renzi. Allo stesso modo, non condivido la posizione e le idee di de Magistris. E, inoltre, non sono d'accordo neppure con le idee dei manifestanti e dei comitati. Tutte queste visioni sono condizionate dalle pressioni pseudoecologiste che impediscono di parlare seriamente di sviluppo realistico, aderente con le reali condizioni del territorio. "No al cemento" è il mantra di chi protesta, di de Magistris e persino di Renzi. E così la nuova Bagnoli, almeno a guardare le tavole di Invitalia, sarà un'immensa distesa verde. Una specie di Hyde Park. Il problema, però, è che a circondarla non sono Paddington, Palace Green e Kensington ma Cavalleggeri, piazza Bagnoli e discesa Coroglio. La differenza è sostanziale e bisogna fare i conti con la realtà. Cosa diventerebbe questo gigantesco parco verde, attraversato da tanti viottoli dove gli edifici sono distanziati centinaia di metri uno dall'altro? Proviamo ad immaginarla di sera una realtà del genere. Le vie interne al parco finirebbero per essere poco frequentate, fatte salve quelle che collegano direttamente le strutture di intrattenimento. Il parco, in una realtà dove la gestione dell'ordine pubblico è difficile (non dimentichiamo che a Napoli c'è l'Esercito a integrare l'azione delle forze dell'ordine), diventerebbe terra di nessuno. Onestamente, in una metropoli come la nostra, così come nelle altre, appare difficile debellare in soli sei anni i fenomeni di microcriminalità che affliggono le aree periferiche e quelle poco frequentate. Così i moti ecologisti finiranno per consegnare a Napoli una distesa che, nel giro di pochi anni (o forse mesi) diventerebbe ingestibile. Gli altissimi costi di manutenzione del parco e le difficoltà nella garanzia dell'ordine pubblico la ridurrebbero ad una landa degradata. Non sostengo certo che Bagnoli debba diventare una distesa di cemento, ma in tutto il mondo l'edilizia ecosostenibile, con vie e strade dove ampie aree verdi si alternano agli edifici, sta facendo progressi. Superfluo citare Berlino, dove ancora oggi si creano nuovi quartieri all'avanguardia, con palazzi, piazze, fontane, ampi viali pieni di verde. Complessi dove edilizia residenziali e uffici si fondono. Non ecomostri, ma edifici che sono un piacere per gli occhi. Noi, invece, continuiamo ad avere paura del futuro, ad aggrapparci a "Napoli 'e 'na vota" con il terrore delle speculazioni edilizie. E mentre questo avviene, il mondo va avanti. L'area ex Italsider dovrebbe diventare un nuovo quartiere. Immerso nel verde, ma non dove ci sia solo verde. Dovrebbe ospitare un lungomare con alberghi, strutture ricettive, bar, belvedere. Dietro il waterfront dovrebbe svilupparsi una nuova fetta di città. Facente parte di Napoli, non come il Centro direzionale, rialzato dal resto quasi ad evidenziare che si tratta di un corpo estraneo. Bagnoli dovrebbe diventare la Zurich West partenopea, un quartiere di tendenza dove si fondano centri di sviluppo, nuove tecnologie sostenibili, intrattenimento, turismo e aree verdi. Un commissario dovrebbe assumersi la responsabilità di cambiare il piano regolatore. Altrimenti, tra venti anni, rischiamo di osservare l'erba che cresce nell'ex Italsider diventato bosco, e penseremo ad un'altra occasione persa. © Riproduzione riservata