Giovedi 24 maggio 2018 08:27

I bastardi di Pizzofalcone e il paragone con Gomorra che non tiene


Ieri sera è andata in onda la prima puntata de "I bastardi di Pizzofalcone", la nuova serie televisiva della Rai, ambientata a Napoli e ispirata ai romanzi di Maurizio De Giovanni. Pare sia andata piuttosto bene con 6.944.000 spettatori e uno share del 25.5%. Un successo che fa piacere, complice la simpatia per De Giovanni, narratore mite e genuino. Ciò che invece urta è il paragone immediato con Gomorra. Un paragone politico più che artistico. Che serve per mettere in cattiva luce Saviano, lupo cattivo da bastonare dopo la recente polemica con il sindaco de Magistris. La bella Napoli di mamma Rai contro quella infame della serie Sky. Come se i problemi della città si basassero sulla narrativa.

Mettere insieme le due serie è come mischiare acqua e olio. Densità diversa. La Napoli dei bastardi di Pizzofalcone è da cartolina, con splendide inquadrature e luci chiare. I dialoghi sono in stile Rai, con dialetti edulcorati e spunti macchiettistici. Il ritmo non è serrato, la narrazione segue i bisogni dello spettatore. È un prodotto creato per piacere al pubblico da prima serata. Nessuno è così cattivo da impressionare la casalinga di Voghera. I bastardi di Pizzofalcone è uno sciroppo di menta da sorseggiare a Mergellina in una mattinata di sole. Fila via senza intoppi e non si presta a retoriche. Non dipinge spaccati umani di Napoli, è una storia che potrebbe essere ambientata ovunque.

La Napoli di Gomorra è cupa e maledetta, con dialoghi in dialetto stretto che richiedono i sottotitoli per chi non mastica il napoletano. Rappresenta con inquadrature soffocanti una realtà che è fuori dagli occhi di tanti. Spiattella allo spettatore cosa succede in certe periferie dove lo Stato gioca una partita in eterno svantaggio. Non ha pretese redentive, anzi. È un prodotto dove non ci sono eroi, dove la sconfitta è il destino naturale di ogni protagonista. Non è lo sguardo rassicurante di Gassman e i modi materni di Tosca d'Aquino. È il sangue che cola e il buio della notte illuminato dalle fiammate dei fucili. È un calice di fiele da ingoiare in un sottoscala mentre fuori diluvia. Ma rappresenta uno spaccato di Napoli, un grumo di polvere che può finire sotto il tappeto.

Godiamoci dunque le restanti puntate dei "bastardi" con serenità. Ammiriamo quanto è bella la nostra Napoli ripresa con le telecamere ad alta definizione mentre fa da scenografia alle imprese del commissario Lojacono. Divertiamoci con le battute da figlio di buona donna di Antonio Folletto. Rilassiamoci con l'ennesima interpretazione magistrale di Gianfelice Imparato. Ma non politicizziamo un prodotto che pretese di questo tipo proprio non ne ha. E non paragoniamolo a Gomorra. Non hanno nulla in comune.

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