Martedi 22 agosto 2017 13:18

Suicidio Tiziana, serve una legge sulla diffusione dei contenuti a carattere sessuale




Morta suicida. A 31 anni. In uno scantinato, vinta dalla vergogna e della depressione. E' un quadro agghiacciante quello che contorna la vicenda di Tiziana, la ragazza che ha deciso di togliersi la vita in seguito alla diffusione su internet di un video hard che la vedeva protagonista. Il suo calvario inizia lo scorso anno. Tutto accade in pochi giorni. Il video inizia a circolare su Whatsapp, poi approda sui siti porno, infine - diventato di pubblico dominio - finisce (censurato) sui media e su facebook. Tiziana finisce sulla bocca di tutti. Crocifissa, offesa, umiliata. Sulla sua schiena la lettera scarlatta che la bolla come una poco di buono. «Stai facendo un video? Bravo» è la frase che rende celebre la ragazza, gettandola in pasto al popolo degli internauti. La sua vicenda rappresenta uno spartiacque nella storia del cyberbullismo all'italiana. Stavolta non si è trattato di un caso circoscritto. Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato al Golgota della malcapitata. Il web si è scatenato, e in pochi ne sono rimasti fuori. Ma il web è un concetto tutto sommato vuoto. Tutti corresponsabili, nessun corresponsabile. Non si può condurre una battaglia al bullismo partendo dalla rete. Il punto di partenza deve essere l'educazione sessuale che dia ai più piccoli gli strumenti adatti per vivere e comprendere le dinamiche del sesso nel modo più adatto. Una materia da insegnare a scuola che sia scevra dagli influssi della religione, che si basi esclusivamente sull'evidenza scientifica e sugli studi degli psicologi. Ma tutto ciò non basta. Ci vorranno anni per formare le nuove generazioni e non è detto che tali casi non si ripetano. Il problema va risolto oggi. Per questa ragione serve una legge che punisca la diffusione dei contenuti a sfondo sessuale senza il consenso dei protagonisti. Tiziana è solo la punta dell'iceberg. Ma nei fondali del mare di internet c'è un monolite fatto di milioni di video hard amatoriali caricati sui siti per adulti. Sono statisticamente i più ricercati. Gli internauti non resistono al fascino pecoreccio delle gesta sessuali di coloro che potrebbero abitare alla porta accanto. Sui siti hard finiscono ragazzine, donne adulte, uomini, giovani, adolescenti. Il tutto, in tanti casi, avviene alle spalle dei protagonisti.  C'è addirittura un filone delle produzioni pornografiche dedicato alle finte scene amatoriali per soddisfare i gusti degli amanti del genere. Bisogna agire contro chi diffonde i video, caricandoli sui portali pornografici o inviandoli tramite le applicazioni di messaggeria. Diffondere scene sessuali che coinvolgono terzi via Whatsapp deve essere un reato. La gogna, spesso, parte proprio da lì.