Martedi 12 dicembre 2017 22:26

Tre napoletani su dieci al voto, al ballottaggio ha vinto la rassegnazione




Insieme a de Magistris, a Napoli c'è un altro vincitore: l'astensionismo. Alle urne si sono recati il 35,96 percento degli aventi diritto. In pratica tre elettori su dieci. Una pena. Il sindaco ha vinto con 185 mila voti, meno della metà della platea elettorale, composta da 788 mila unità. Meno di un napoletano su quattro lo ha scelto. L'altro candidato, Lettieri, ha incontrato il favore di 92 mila elettori.  Una miseria, poco più la capienza dello stadio San Paolo con il terzo anello aperto. Undici elettori su cento disponibili, o giù di lì. Tali numeri non delegittimano la vittoria di de Magistris, che - in ogni caso - resta di gran lunga il più votato, ma evidenziano la disaffezione dei napoletani per la politica. Lo stesso sindaco, per raggiungere il risultato, ha dovuto abbracciare aree eterogenee, per aggregare un numero di voti congruo. Ha fatto salire sulla sua arca un'ampia rassegna di anime diverse, dai neoborbonici agli attivisti dei centri sociali, per sconfiggere dei rivali che, alla prova del voto, si sono rivelati inconsistenti. Nessuna proposta, infatti, era realmente alternativa a quella di de Magistris. Che speranza avevano Valente e Lettieri, collegati ai partiti e gruppi politici che hanno governato Napoli e l'Italia negli ultimi venti anni? Nessuna, è ora di dirlo. I napoletani di oggi sono stanchi e rassegnati, traditi da anni di promesse non mantenute. In un periodo di crisi economica, la città vive un disagio amplificato rispetto alle altre metropoli italiane. La mancanza di lavoro è un problema sempre più oberante e - in alcuni quartieri - la miseria non è più uno spettro lontano nel tempo. Nessuno, dai palazzi romani, ha dato risposte. Napoli e il Mezzogiorno sono scomparsi dalle agende: la politica nazionale si è dimenticata di questa parte di paese, creando il brodo di coltura per i trionfi di de Magistris. C'è uno scollamento tra il mondo politico italiano e la città di Napoli. La lista del Partito democratico, la forza al governo del Paese, ha incassato 43 mila preferenze delle 788 mila disponibili. Meno di 6 napoletani su 100 sono usciti di casa, il 5 giugno, per votare gli esponenti del partito italiano più importante. Meno di 5 su 100 hanno votato Forza Italia, storica forza di governo italiana dal 1994 in poi. Nessuno, in città, crede alle promesse di un sistema politico nazionale che ha messo da parte il Mezzogiorno. Le sconfitte a Napoli, inutile nascondersi, sono da ricondurre ad un discorso nazionale. Troppo facile vincere per de Magistris che - immaginando uno scenario simile a quello attuale - trionferebbe anche tra cinque anni se potesse candidarsi ancora. Il sindaco rieletto, perlomeno, ha saputo tenere vivi gli entusiasmi di una parte dell'elettorato. Non senza demagogie e qualche caduta di stile, ha aggregato le forze ottimiste della città, quelle che si aggrappano ai dati positivi del turismo e alle iniziative meritorie dell'associazionismo. Ma c'è un'altra Napoli che oramai si è chiamata fuori, sentendosi abbandonata. Da tutti. Già al primo turno il partito degli astenuti ha vinto alla grande, con il 46 percento. Ora, col ballottaggio, ha raggiunto percentuali 'bulgare', salendo al 65 percento. 505 mila napoletani non sono andati a votare, mezzo milione. Mezzo milione di persone che hanno scelto di non recarsi al seggio a scegliere l'uomo che avrebbe governato la città nei cinque anni seguenti. Mezzo milione di persone che della politica, oramai, non si fida più. Perché i servizi essenziali, l'efficienza dei trasporti, il lavoro, la sicurezza sono ancora un'utopia in questa città. Nessuno ha più voglia di capire di chi è la colpa, di andare a studiare le funzioni degli enti per individuare i responsabili dei disagi. Delle accuse reciproche hanno tutti le tasche piene. Chi sceglie di non scegliere, beninteso, ha sempre torto. Ma chi chiede il voto, in troppi casi, non ha ragione. © Riproduzione riservate