Venerdi 19 gennaio 2018 04:19

Cuore Napoli Basket, Ponticiello: «Daremo il massimo per ridare fiducia alla tifoseria partenopea»




Tra poco più di una settimana il Cuore Napoli Basket, nato dal trasferimento all'ombra del Vesuvio dell'attività senior del Cilento Basket Agropoli, farà il suo esordio nel girone C di Serie B, affrontando al PalaCaliendo l'ostico derby contro la Pallacanestro San Michele Maddaloni. Il coach dei partenopei, Francesco Ponticiello ci ha raccontato le sue impressioni sul prossimo campionato in un'intervista esclusiva a Diario Partenopeo. Cosa si prova ad allenare la squadra della propria città? «E' un onore ed un privilegio. Si connette la mia attuale realtà di allenatore professionista con quello che ero da ragazzetto, quando ho iniziato a giocare a basket. Si legano assieme tutti questi aspetti ed è un privilegio, perché non a tutti è data la possibilità di allenare la squadra della propria città che è, ovviamente, un grandissimo piacere. Ironizzando con qualche amico, ho parlato di una "Napoli Calling", ovverosia una chiamata di Napoli, riecheggiando il vecchio album dei The Clash. Ho avuto il privilegio di allenare in piazze con grande tradizione, riuscire a farlo anche a Napoli è un ulteriore fattore di motivazione». E' soddisfatto del roster a sua disposizione? Dato che l'ultimo tassello dovrebbe essere l'acquisto di un pivot, quali caratteristiche ritiene fondamentali in tale ruolo per il suo gioco? «Siamo partiti in ritardo. Quando, ad inizio agosto, tutte le altre squadre erano alla ricerca dell'ultimo dettaglio, noi eravamo ancora senza giocatori sotto contratto. Questo ha rappresentato una difficoltà, ma non ci ha bloccati. Ritengo che la squadra abbia delle caratteristiche molto precise. Avevamo un'idea di fondo che era quella di mettere insieme una squadra equilibrata sul piano tecnico e volevamo che ci fosse un equilibrio tra l'esperienza di alcuni giocatori e la gioventù di larga parte dell’organico. Credo che questo abbia significato avere tre giocatori di lunga esperienza di campo, ovvero Barsanti, Maggio e Visnjic, ed una serie di giocatori che fossero degli under 23. In effetti, da Mastroianni, un classe '94, in giù 7/10 dell’organico sono in questa fascia d'età. Per quanto concerne il pivot, abbiamo un solo centro, tra l'altro non un interno puro a tutti gli effetti come è Visnjic - oltretutto un classe '79 - che, sebbene estremamente importante nei nostri equilibri, dobbiamo anche proteggere da un minutaggio eccessivo che renderebbe meno produttivo il suo rendimento. Deve essere un pivot che porti fisicità, capacità di intimidazione d'area, che sappia togliere pressione agli esterni producendo dei punti all'interno del pitturato. E' una ricerca non facile, perché in Italia la qualità degli esterni non è pari alla quantità di giocatori interni. Di sicuro, con il presidente, il ds Corvo ed il gm Sbaragli siamo tutti convinti che non bisogna prendere uno per riempire la casella, ma deve essere un giocatore che ci faccia fare un piccolo, ma significativo, passo in avanti dal punto di vista della competitività». Che segnali le sta dando la squadra in questa pre-season? «I segnali sono tutti molto positivi. Anche se è bene sottolineare che il basket d'estate vada visto sempre con un certo distacco. L'intera pre-season ed in particolare il torneo a Reggio Calabria ci hanno dato tanti spunti positivi. La partita di sabato, malgrado il lungo viaggio, è stata ottima contro una compagine che ha un organico fatto di giocatori più maturi rispetto ai nostri. Si è vinto bene, forse anche al di là dello scarto finale. Il match di domenica sera è stato per circa 20' molto positivo. La seconda parte della gara, però, ha mostrato, anche causa l'infortunio di Visnjic, il limite di non avere un altro interno di livello. C'è, inoltre, qualcosa da aggiustare nella scelta dei ritmi partita. A Reggio Calabria abbiamo mostrato che nei momenti di positività giochiamo come fossimo insieme da sei mesi: buona circolazione di palla, grande disponibilità in attacco ed in difesa ad aiutarsi; ma nei passaggi a vuoto che ogni squadra ha, abbiamo mostrato un po' di ingenuità, complice anche l'indisponibilità del playmaker Maggio». Quali linee guida sta cercando di trasmettere ai giocatori dal punto di vista dell'atteggiamento sul parquet e del gioco? «Si sta cercando di trasmettere l'idea che la pallacanestro si debba giocare insieme. Noi abbiamo anche dei giocatori che, dal punto di vista individuale, possono fare molto bene. Giocare insieme non è necessariamente sinonimo di giocatori tecnicamente modesti. Ciò vale sia per l'attacco che per la difesa: saper passarsi la palla in attacco, collaborare nel migliore dei modi possibili ed in difesa essere un insieme che si muove in maniera organica e sincronizzata. Tutto ciò può essere sintetizzato con la parola insieme». Ai nastri di partenza Cassino e Palestrina sembrano essere un passo avanti a tutte le altre. Secondo lei quali saranno le contenders e le possibili sorprese del girone C di Serie B? «Cassino e Palestrina sono tra le squadre migliori in assoluto. Io direi che la stessa Valmontone, che è andata sull'usato sicuro con l'asse play-pivot composto dal duo Guarino-Bisconti, sia una squadra degna di considerazione. La stessa Forlì di Di Lorenzo è un team costruito con il concetto di insieme ed è una buonissima squadra. Poi, come spesso avviene, c'è sempre l'outsider, la realtà che alla vigilia viene poco considerata. Un aspetto da considerare è il fattore equilibrio, che funziona a fasce: le quattro squadre che abbiamo citato saranno in equilibrio tra loro, ci sarà un "ventre molle" della classifica con tante squadre che si equivarranno e altre che si attarderanno sul fondo della graduatoria. Il girone C sarà uno dei più combattuti e, dal punto di vista tecnico, più equilibrati». Quale sarà il vostro obiettivo nel prossimo campionato? «Questo per noi è l'anno zero. E' diverso il contesto societario rispetto ai precedenti. C'è una dimensione napoletana in tutte le figure societarie. La Serie B è un campionato poco definito, perché ci sono tante squadre costruite con tantissimi giovani che possono esplodere o meno. Tutti questi aspetti indicano, per ciò che ci riguarda, come obiettivo uno di più ampio raggio rispetto al piazzamento: fare in modo che la tifoseria partenopea, che è una delle più appassionate, abbia pienamente fiducia nel progetto. Per fare questo c'è bisogno che la squadra dia sempre e comunque il massimo possibile in campo. Il 101% è ben accetto, il 99% non lo sarà mai. Il nostro obiettivo è non fare neanche mezzo punto in meno di quello che è il nostro massimo possibile. Il nostro obiettivo, legato alla gioventù di larga parte dell'organico, è quello di mostrare grande energia e di non avere nessun timore reverenziale e nessuna presunzione rispetto a nessuno». Da grande appassionato di musica, se dovesse paragonare la squadra che sta nascendo ad una band, quale sceglierebbe? «I The Clash, senza ombra di dubbio. Non solo perché mi ricordano un po' di band napoletane importanti - come Almamegretta - con il loro riecheggiare dell'On-U Sound, etichetta di Bristol che è specializzata in contaminazioni dub di musica di ispirazione jamaicana. I The Clash hanno rappresentato una realtà musicale estremamente caratterizzata dal fattore energia e dalla voglia dei giovani di essere protagonisti degli anni '70. Quella energia, quella voglia, deve essere la stessa del Cuore Napoli Basket. L'urlo del "London Calling" deve diventare, nel nostro piccolo, un "Napoli Calling"».