Mercoledi 20 settembre 2017 02:23

Cuore Napoli, senti Barsanti: «Essere protagonisti di questa rinascita è fantastico»
«In gara-5 avevamo le facce giuste, non potevamo perdere. La volontà era quella di passare il turno senza guardare in faccia nessuno».




È stato il carnefice della BPC Virtus Cassino. Le sue tre triple di fila a metà del terzo periodo hanno instradato la "bella" per la conquista della finale playoff verso le pendici del Vesuvio. Stiamo parlando di Andrea Barsanti, guardia della GeVi Cuore Napoli Basket, che ci ha raccontato «la seconda stagione più bella» della sua vita in un'intervista esclusiva a Diario Partenopeo.

Com'è possibile che un giocatore come te fosse senza squadra ad agosto?

«Non saprei risponderti (ride, ndr). È una cosa che mi ha seccato quest'estate, non me lo aspettavo. Col senno di poi, però, è stato positivo, poiché si è aperta questa strada di Napoli e stiamo vivendo un sogno ad occhi aperti. È la seconda stagione più bella della mia vita, dopo essere stato promosso con la mia Lucca».

Ciò che stupisce è la naturalezza con cui esegui giocate spettacolari. Come ci riesci?

«Mi ritengo un giocatore molto istintivo. Molte volte non penso all'andamento della partita, ma se mi sento di tirare, lo faccio. È merito della fiducia dei miei compagni perché quando qualcuno prende un tiro che non ci sta, nessuno - né l'allenatore, né i compagni - fa una faccia storta, ma tutti si rimboccano le maniche e si fanno il culo in difesa per recuperare il pallone. Ciò ti aiuta ad essere mentalmente più leggero. Quando pensi meno, agisci meglio».

Ad inizio stagione siete partiti con velleità di una salvezza tranquilla. Qual è stata la chiave per disputare un'annata monstre?

«La nostra forza è il gruppo. Con lo staff tecnico e dirigenziale siamo una grande famiglia e ciò aiuta tantissimo, perché il campionato lo vinci con i nomi importanti, ma ancora di più con un gruppo compatto in cui ci si sacrifica l'uno per l'altro. È fondamentale per ottenere risultati positivi. Quest'anno siamo andati avanti step by step, senza porci nessun limite. Abbiamo giocato partita dopo partita, vedendo dove potevamo arrivare. Abbiamo vinto la Coppa Italia, acquistando consapevolezza nei nostri mezzi. Siamo diventati la squadra da battere, tutti ci affrontavano dando il 100% in più».

La compattezza del gruppo è venuta fuori ancor di più in gara-3 contro i laziali, quando i tuoi compagni hanno deciso di giocare fasciati come te. Che emozioni hai provato?

«È stata un'idea di Roby (Maggio, ndr), il quale è un'ottimo giocatore ed una persona fantastica. Ho legato tantissimo con lui quest'anno. È stato bello. Un'ulteriore dimostrazione di quanto siamo compatti e del bene che ci vogliamo tra di noi. Volevamo dare un segnale forte: fate male ad uno, fate male a tutti».

Le precedenti sfide contro i ciociari erano state punto a punto. Nella "bella" vi siete imposti in maniera schiacciante. Avete cambiato qualcosa nell'approccio al match?

«Dal punto di vista tattico non abbiamo cambiato niente. Abbiamo preparato la serie su determinate idee, portandole avanti. Rispetto a gara-2 ed a gara-4 dove siamo stati recuperati, ogni punto che acquisivamo di vantaggio ne volevamo uno in più. Siamo stati determinati. Avevamo le facce giuste, non potevamo perdere. La volontà era quella di passare il turno senza guardare in faccia nessuno. Avremmo vinto anche con l'Olimpia Milano per quanto eravamo carichi in campo. Con un pubblico così non può essere altrimenti».

Possiamo dire che il maggiore successo - oltre a quelli ottenuti sul parquet - è stato, dopo che all'esordio ci furono 32 paganti, riportare 3mila spettatori al PalaBarbuto?

«Pur non essendo napoletano, è stata un'emozione fantastica. Dopo gara-5 ci sono arrivati tantissimi messaggi di ringraziamento e dà enorme soddisfazione. È un motivo d'orgoglio aver riacceso, in una piazza così importante, questa passione per la squadra. Essere protagonisti - insieme alla società - di questa rinascita è fantastico».

Che finale ti aspetti contro la Pallacanestro Palestrina?

«È un'avversaria che conosciamo già. In campionato abbiamo vinto in entrambe le occasioni, ma i playoff sono una storia a sé. Non bisognerà sottovalutare l'avversario, perché è una squadra ben costruita, forte, con ottimi giocatori. La serie sarà combattuta, magari potessimo chiuderla in tre partite, ma è molto dura. Se riusciamo ad esprimere le nostre qualità, abbiamo la possibilità di approdare alla Final Four».

Sei entrato subito in simbiosi con Napoli. Cosa ti ha colpito di più della città?

«Il vostro modo di essere è meraviglioso. Sono una persona abbastanza socievole e chiacchierona e qui sono tutti molto cordiali. Il carattere dei napoletani è bellissimo. La città è meravigliosa, da rimanere a bocca aperta. La parte migliore è l'attaccamento e l'affetto che i napoletani hanno verso noi sportivi, che siamo un po' i loro eroi».

Da dove nasce la tua passione per i cantanti neomelodici?

«È nata un po' per scherzo. Durante la preparazione ad Agropoli, Andreino (Murolo, ndr) ascoltava Parlame  di Maria Nazionale con Franco Ricciardi e l'ho iniziata a mettere in macchina a tutto volume. Mi piacciono, sono canzoni che mi rendono allegro. L'ultima che stiamo cantando nello spogliatoio è Napoletana con gli occhi a cinesina. Poi Carmelo (Barretta, ndr) mi ha regalato un cd di varie canzoni napoletane: da cantanti neomelodici a Pino Daniele e Gigi D'Alessio. Il cd in macchina è sempre quello (ride, ndr)».

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