Martedi 22 agosto 2017 14:47

Hysaj terzo albanese nella storia del Napoli dopo Krieziu e Lushta, che fece crollare lo stadio con un gol




Con la firma sul contratto che lo legherà al Napoli per i prossimi cinque anni, Elseid Hysaj diventa il terzo giocatore albanese a vestire la maglia azzurra. Il terzino arrivato dall'Empoli raccoglie l'eredità di Riza Lushta e Naim Krieziu, i due connazionali che prima di lui hanno giocato all'ombra del Vesuvio.

Entrambi i calciatori arrivarono a vestire la maglia azzurra negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Naim Krieziu fu ingaggiato dal presidente Pasquale Russo per diciotto milioni di lire nel 1947, portando in dote lo scudetto vinto con la Roma. La stagione precedente l'ala destra albanese aveva incantato proprio a Napoli, con una doppietta che permise ai giallorossi di espugnare lo stadio del Vomero, all'epoca ribattezzato Stadio della Liberazione. Con il Napoli disputò cinque stagioni, fino al 1952: 168 presenze in campionato e 40 gol totali che lo collocano al ventunesimo posto nella classifica dei marcatori azzurri di tutti i tempi. 

Appena un anno prima di Krieziu c'era però stato un altro albanese da queste parti: Riza Lushta fu prelevato nel 1946 direttamente dalla Juventus, dove aveva fatto faville dal 1940 al 1945, 46 gol in 85 partite di campionato in maglia bianconera. A lui è legato uno degli episodi più curiosi e tragicomici del calcio partenopeo: fortemente voluto dall'allenatore Sansone, il centravanti stentava a decollare, brutte prestazioni e quello «zero» in casella alla voce «marcature» che cominciava a pesare.

«Quando Lushta segnerà crollerà lo stadio», scrisse ironicamente Carlo Di Nanni in un titolo a nove colonne su Sport del Mezzogiorno. Una profezia sinistra che finì incredibilmente per avverarsi: nel gennaio 1946 il Napoli ospita il Bari nella partita valida per la seconda giornata di ritorno del Girone Misto serie A- serie B del Centro-Sud. Il quella gara il giocatore albanese riesce finalmente a mettere a segno la sua prima rete in maglia azzurra, rompendo un digiuno durato un intero girone e che sembrava una maledizione. L'esultanza del pubblico fu però tale che un settore della tribuna dell'impianto vomerese non resse alla pressione e collassò: il crollo della balaustra causò il ferimento di oltre cento tifosi, qualcuno non si rialzò più da terra.

Per la cronaca, Lushta terminò la stagione a quota sei reti, deludendo di molto le aspettative, mentre il Napoli, chiuso da capolista il girone misto, guadagnò l'accesso alla Divisione Nazionale e finì al quinto posto, un punto dietro l'Inter: risultato di tutto rispetto, se si considera che gli azzurri, al momento dell'interruzione dei campionati, erano in serie B, e quindi ancora ufficialmente iscritti in cadetteria alla ripresa delle attività sportive. Il centravanti albanese, invece, al termine della stagione si trasferì ad Alessandria, ma non riuscì mai più ad esprimersi ai livelli raggiunti a Torino, e andò a chiudere la carriera in quarta serie, ritirandosi all'età di 38 anni.

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