Martedi 22 agosto 2017 22:31

Ferlaino: «E’ sempre così, non ti fanno mai vincere. Il mio Napoli vincente grazie a Diego e alla stampa»




«Ero presidente del Napoli da pochi anni, giocavamo in casa dell'Inter e alla fine del primo tempo eravamo in vantaggio per 1-0». Parte da qui l'intervista a Il Mattino dell'ex patron azzurro Corrado Ferlaino, da quella sfida scudetto del 20 marzo 1971: «Nell'intervallo alcuni giocatori nerazzurri, tra cui Mazzola, avvicinarono l'arbitro Gonella. A inizio ripresa subito un rigore inesistente per l'Inter, che dopo pochi minuti raddoppiò. Dopo quella sconfitta fuggii in Svizzera e mi nascosi per tre giorni, vomitando per la rabbia, per quella porcheria». Sembra un copione che si ripete, a distanza di oltre quarant'anni: «Se sei bravo e fortunato, al massimo, puoi arrivare al secondo posto. E' inutile, non ti fanno vincere, sono più forti di te. Ci sono in ballo tanti milioni, una società che ha in gioco così tanti interessi mette in campo tutte le sue forze per vincere e allontanare le rivali, ed esercitano fascino sugli arbitri». «E' un fatto strano, antipatico e grave - ha proseguito commentando la squalifica di Higuain e l'anticipazione della sentenza rilasciata dalla Gazzetta dello Sport - La Lega Calcio dovrebbe aprire un'inchiesta e sostituire il Giudice Sportivo. Sono del parere che, in ogni caso, le sentenze non si discutono, ma è impossibile non notare la differenza rispetto all'episodio di Bonucci: in quel caso l'arbitro, che ha diretto una finale di un Mondiale, ha mostrato sudditanza psicologica verso la Juventus, e non ha scritto la verità sul referto. Il difensore bianconero avrebbe meritato quattro giornate di squalifica. Credo che Rizzoli non debba dirigere più, sarebbe meglio metterlo dietro una scrivania». «Il mio Napoli combatteva contro Juventus e Milan, abbiamo vinto perchè avevamo in squadra il miglior giocatore della storia, ma non solo lui. C'erano anche Biagio Agnes, direttore generale della Rai, e Gino Palumbo, direttore della Gazzetta dello Sport. Erano vicini alla squadra, il loro sostegno fu fondamentale: pensate al 1990, quando ci fu la querelle per la monetina di Alemao, con il Milan sostenuto dalle reti di Berlusconi. Insomma, ho vinto perchè non ero solo, ero entrato nel Palazzo,come consigliere federale e vicepresidente del settore tecnico di Coverciano, trascorrevo le vacanze natalizia a stretto contatto con i presidenti di Federcalcio e Lega: strinsi rapporti, e i rapporti sono fondamentali». © Riproduzione riservata