Venerdi 20 ottobre 2017 05:18

Ritratto di Maurizio Sarri, il nuovo allenatore del Napoli




«Sa cosa mi dà fastidio? Le etichette: l'ex impiegato di banca che fuma troppo e ha 33 schemi su palla inattiva. Sono stufo». Maurizio Sarri, allenatore classe 1959, è in queste parole. Un uomo che vuole uscire dallo stereotipo in cui è stato incardinato. Non vuole essere una favola popolare, ma un tecnico all'altezza di una sfida importante come la panchina del Napoli. Allenerà la squadra di cui è tifoso, quella della città in cui è nato ma ha vissuto solo da bambino. Il padre, gruista per la ditta che costruì parte dell'Italsider di Bagnoli con la passione per il ciclismo, decise di emigrare in Toscana, nel Valdarno, quando Maurizio era ancora bambino. Lì si è formato come uomo e come amante del calcio, senza rinnegare mai la fede azzurra. «Non mi sono mai spiegato chi non tifa la squadra della città in cui è nato» ha detto in un'intervista a la Repubblica di qualche tempo fa. Ha iniziato come calciatore nelle giovanili del Figline a cavallo del 1980. L'occasione di andare a Montevarchi saltata, la ripicca di non accettare il Pontedera e una carriera di difensore centrale venuta meno sul nascere. Allenatore già a 16 anni, «giocavo negli Allievi. Il nomaurizio-sarristro allenatore, il giorno della partita, non si presenta perché in rotta con la società. Io dico ai compagni che si gioca comunque: scrivo le liste, metto l’autista come dirigente accompagnatore, faccio l’allenatore-giocatore e vinciamo in trasferta» ricorda in un'intervista sul Fatto Quotidiano. Il Sarri calciatore conclude presto la sua parabola per lasciare spazio all'impiegato di banca. Un posto al settore transazioni del Montepaschi di Siena. Il napoletano trapiantato in Toscana non perde il pallino per il pallone e inizia la carriera di allenatore nel 1990, a soli 31 anni. Dieci anni nelle serie inferiori toscane, negli anni '90. Stia, Faellese, Antella, Valdema e Tegoleto sono le squadre che permettono a Sarri di studiare e implementare il suo modo di fare calcio. Il nuovo millennio si apre con la chiamata del Sansovino. E sono successi. In tre anni, grazie anche a un ripescaggio, la squadra risale dall'Eccellenza alla C2. Sarri saluta e si trasferisce a Sangiovanni Valdarno, per la prima esperienza in C1, conquistata grazie alla promozione del 2004. Nel 2005 esce per la prima volta dai confini della Toscana, accettando l'offerta del Pescara. Scende anche in Campania, due volte. Nel 2007 ad Avellino e nel 2011 a Sorrento, senza fortuna. Poi, nel 2012, arriva la chiamata di Fabrizio Corsi che gli offre la conduzione dell'Empoli.  Due anni per salire in Serie A. Il ritorno in massima serie degli empolesi arriva nel 2014 dopo che Sarri aveva già sfiorato la promozione l'anno precedente, perdendo la finale playoff contro il Livorno. Il resto è storia di oggi con l'Empoli che, svariando tra 4-3-3 e 4-3-1-2, incanta e raggiunge una tranquilla salvezza in Serie A. Due giorni fa, Sarri si congeda e scende ad Amalfi per partecipare alla rassegna Football Leader. 48 ore dopo si ritrova sulla panchina del Napoli, la squadra del cuore. Un bel salto per l'allenatore che vive le partite in tuta, legge Bukowski, Fante, Vargas Llosa e vorrebbe una sinistra diversa perché «Renzi fa le stesse cose di Berlusconi». Tra un giro in biblioteca ed una chiacchiera sulla politica, ora Napoli aspetta di urlare di gioia grazie alle intuizioni del figlio ritrovato. © Riproduzione riservata