Napoli, le pene di Manolo Gabbiadini: la punta in attesa dell’addio
Tante polemiche, poche gioie. Manolo Gabbiadini è il calciatore in maggiore difficoltà nel Napoli. La sua avventura in azzurro sembra destinata al capolinea.




C'era una volta Manolo Gabbiadini. Attaccante sgusciante, temibile tra le linee, bravo ad attaccare la profondità. Più seconda punta che centravanti, ma abile come pochi quando c'era da avventarsi su un passaggio filtrante. I suoi goal, anche i nove della scorsa stagione, sembrano tutti ricordi sbiaditi. Il Gabbiadini di oggi è un attaccante da recuperare, che va ricostruito.

NUMERI E DELUSIONE - Lo ha ammesso anche Sarri quando, ai microfoni di Premium, ha dichiarato «spero che trovi il goal in Nazionale, gli farebbe bene». Perché Manolo, ultimamente, ha il morale sotto i tacchi. Voleva andar via in estate, lo voleva fortemente. Sapeva di non essere il preferito di Sarri per il ruolo di punta centrale. Avrebbe preferito staccare il biglietto per la Premier League, dove lo aspettavano un ricco contratto e la maglia dell'Everton. Invece è rimasto, dietro la promessa di un ricco rinnovo, ma si è subito reso conto che sarebbero stati giorni duri. Neanche l'infortunio di Milik gli ha giovato. Anzi. Si è ritrovato con la pressione di dover dimostrare ad ogni costo da sommare alla consapevolezza di non essere la prima scelta del tecnico. Ne è venuto fuori un inizio di stagione da dimenticare. 12 presenze, soli due goal. 436 minuti giocati, poco più di mezzora a partita.

NON E' UN NAPOLI PER GABBIADINI - Oramai è chiaro: nel 4-3-3 di Sarri non c'è collocazione per Gabbiadini. Non è l'attaccante giusto per la squadra azzurra. Non in questo momento. Il Napoli di oggi è una squadra che affronta avversarie chiuse, che tengono le linee strettissime. Il gioco degli azzurri è conosciuto e - a meno di avversari sprovveduti - nessuno concede gli spazi per ripartire in velocità. Mancano quasi sempre gli spazi per i tagli centrali che hanno fatto le sue fortune. La densità nella sua area di gioco gli impedisce anche di provare le conclusioni da lontano, che pure gli avevano permesso di segnare tanti goal nelle scorse stagioni. Mettici il momento no di Jorginho, unico elemento in grado di verticalizzare, e troverai un Gabbiadini stritolato tra i centrali avversari, obbligato a fluttuare a 30 metri dalla porta per rientrare nel gioco. Di tanto in tanto cerca di venir fuori, in modo da creare quello spazio alle spalle che, in realtà, servirebbe proprio a lui. L'unica giocata del suo repertorio ancora disponibile è l'attacco dei pali sui cross e infatti, contro il Besiktas, stava quasi per far goal.

MORALE BASSO - Demotivato, triste e con il carniere mezzo vuoto, Manolo attende il compiersi del suo destino. La sua avventura partenopea è destinata alla conclusione. Restare vorrebbe dire rimanere al centro di un equivoco tattico. Allo stesso tempo, però, vorrebbe riscattarsi per dimostrare di essere all'altezza. E' convinto di essere una prima punta e non vorrebbe andar via proprio per non essere riuscito ad agire al meglio nella posizione di centravanti. L'astinenza, le difficoltà e lo scarso minutaggio lo innervosiscono. La reazione di Crotone non è altro che il gesto di un ragazzo costretto a fare i conti con la pressione. Del pubblico. E delle proprie aspettative.07

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