Venerdi 17 novembre 2017 20:09

Maradona: «Sogno di tornare a respirare l’aria di Napoli. Higuain alla Juve? Io dissi no»
Diego Armando Maradona, in Italia per la "Partita della Pace" organizzata da Papa Francesco, ha concesso un'intervista a "L'Espresso" in cui ha parlato del suo rapporto con Napoli e del suo no alla Juve




«Da tifoso azzurro mi è dispiaciuto che Gonzalo sia andato a stare da una rivale diretta come la Juventus. Ma non si può neanche dare la colpa solo al giocatore». Così Diego Maradona in un'intervista a L'Espresso sul passaggio di Higuain in bianconero. L'ex Pibe de Oro è in Italia per prendere parte alla "Partita della Pace" organizzata da Papa Francesco allo Stadio Olimpico. Dalle colonne dell'edizione online del settimanale scagiona in parte il connazionale «perché il giocatore ha le sue responsabilità, e forse ai miei tempi non sarebbe capitato, ma i colpevoli sono sempre quelli che fanno gli affari. Nessuno pensa ai tifosi. Peccato che la Fifa continui a dormire su questi fatti, come in molti altri».

Lui, però, la Juventus la rifiutò. «L’avvocato Agnelli - confessa Maradona - mi corteggiava come potrebbe fare un innamorato con una donna. Mi chiamava continuamente promettendo cifre pazzesche. Mi disse che aveva offerto 100 miliardi di lire a Ferlaino e di mettere io la cifra sul mio assegno. Io gli risposi che non avrei mai potuto fare questo affronto ai napoletani perché io mi sentivo uno di loro, che non avrei mai potuto indossare in Italia altra maglia se non quella del Napoli. E poi, dato che era stato gentile, per farlo sorridere gli dissi anche altro». «Gli ho risposto: “Si, caro avvocato, potrei pure venire. Peccato che dopo l’affare sia io che lei dobbiamo abbandonare l’Italia”. I tifosi napoletani ci avrebbero ammazzato».

Altro calcio, altri tempi. Tutto diverso rispetto ad oggi, un'epoca in cui anche il calcio è globalizzato. Se ne è accorto anche De Laurentiis che sta cercando di promuovere il Napoli anche dall'altra parte del mondo. «So che sta facendo missioni in Cina per cercare di diffondere il marchio Napoli. Su questo - afferma Maradona - non ho molto da dire né ne sono scandalizzato. La figura del presidente rispetto ai miei tempi è molto cambiata: prima poteva essere pure un tifoso un po’ più ricco, oggi c’è bisogno che faccia l’imprenditore. C’è poco da fare, oggi per il calcio ci vogliono molti soldi. Eppure sono abbastanza scettico su figure lontane, lontane geograficamente e lontane dalla storia di una società, dai suoi tifosi e dal suo ambiente, che il calcio lo vivono solo come business».

Continua, nel frattempo, la querelle con il fisco. La questione non è ancora chiarita ma, per Maradona, il rapporto con l'Italia non è odio e amore. «Solo di amore. Non sarà la Guardia di Finanza a mettersi tra me e l’affetto della gente, specie dei napoletani. Questo è impossibile, non ci riuscirà nessuno. Non sto facendo la vittima, voglio solo combattere per la verità che qualcuno sta nascondendo. E nascondere è come rubare. In questo caso mi stanno rubando la possibilità di vedere quando mi viene la voglia la gente di Napoli che amo come amo gli argentini. Voglio tornare a Napoli quando voglio, libero e tranquillo. Libero di camminare, di visitare la città. C’è stata mia figlia poco tempo fa e mi ha confermato che il legame tra me e i napoletani è ancora fortissimo. Si è sentita orgogliosa di quello che ho fatto a Napoli. Mi ha ricordato pure quanto è bella, voglio respirare ancora la sua aria. E voglio vedere il Napoli campione».

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