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Maradona conquista il San Carlo: «Io non me ne voglio andare»

16 gennaio 2017



NAPOLI - Sipario su, Maradona conquista il San Carlo. Applausi e pubblico in delirio per 'Tre volte 10', lo spettacolo che - questa sera - ha visto l'ex capitano del Napoli calcare il palco del teatro più importante della città. Accolto come un re, con centinaia di tifosi ad accoglierlo all'ingresso, Maradona è stato il protagonista assoluto della serata. Alle 21,20, quando lo spettacolo inizia, l'attesa è tutta per lui. L'Inno alla Gioia, poi l'intro di Peppe Lanzetta, che gli dedica una poesia. La pressione sale con i videomessaggi di Totti e Del Piero. Ora il pubblico è caldo: vuole Maradona. Il suo ingresso sul palco è accolto da un'ovazione da stadio. Il novello re del San Carlo, sornione, si prende subito la scena.

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Inizia a palleggiare, poi rompe il silenzio. «Mi sento come a casa, come sempre mi sono sempre sentito. Io non tradisco. A Napoli sono stato felicissimo». È il solito Diego, ironico e corrosivo. «Qualcuno si è lamentato perchè qui il biglietto costava 300 euro, ma l'abbiamo fatto perché Pelè organizza uno spettacolo e li vende a 200 euro. Lui deve arrivare sempre secondo». Il pubblico gradisce. Applausi e risate. I fischi arrivano quando sul videowall appaiono le immagini di Platini e Blatter, i nemici storici del Diez. La platea del San Carlo ondeggia, intona «ho visto Maradona» come ai tempi d'oro, come se palchi, loggioni e balconate fossero gli spalti della Curva B.

Sul palco sale Gianni Minà, che di Maradona è amico da 30 anni. C'è Carmando, massaggiatore prediletto, che sul palco porta la maglia che Diego gli regalò nel 1984. Il ponte ideale con il Napoli di oggi è Pepe Reina, chiamato in causa durante il racconto della celebre punizione alla Juventus del 1985, quella della barriera a cinque metri. «Tu sei portiere - gli dice Maradona -, lo sai quanto è difficile fare gol da così vicino». Non c'è solo il calcio nello spettacolo di Siani. Diego parla del rapporto con Papa Francesco che lo ha «riavvicinato alla chiesa». Parole dolci anche per Chavez e Fidel Castro, un po' meno per Trump. «Non parlo inglese e quindi con lui non parlo», taglia corto Maradona.

La rappresentanza napoletana sul palco è vasta ed eterogenea. Il mondo della musica è rappresentato da Clementino e Lina Sastri, che emoziona cantando 'Napule è' di Pino Daniele. La letteratura napoletana è impersonata per l'occasione da Maurizio De Giovanni, cresciuto sulle gradinate del San Paolo negli anni d'oro così come il pm Catello Maresca. Per il cinema, oltre allo stesso Siani, c'è Salvatore Esposito, il Genny Savastano di Gomorra. «Ma sono un bravo ragazzo, sono venuto con mia mamma e mio padre», quasi si schernisce, rivolgendosi a Maradona. Non manca un messaggio contro la camorra. «Ai ragazzi dico: non prendete la droga e non sparate. I ragazzi dell'Orchestra della Sanità sono l'esempio, loro hanno vinto come ho vinto io. So che Napoli ce la farà lottando».

Lo spettacolo continua con l'ingresso in scena di alcuni dei compagni di squadra di Maradona nel Napoli che vinse lo scudetto nel 1987. Carnevale, Renica, Di Fusco, Carannante. Nomi e volti scolpiti nel cuore dei tifosi. Il San Carlo è una bolgia, trema come non ha mai tremato. L'unico momento di distacco sono i fischi quando sullo schermo appare la figurina di Ciro Ferrara. Maradona stoppa tutto, poi la festa riprende. «Auguro al Napoli che vinca tutto, voglio che la gente di Napoli sia felice. Al presidente chiedo di vincere, abbiamo fiducia in lui. Io non me ne voglio andare». La chiosa finale è per Diego Junior, il figlio napoletano, ritrovato solo di recente. «Ti voglio accanto a me e ti chiedo scusa dopo trent'anni. Non ti lascerò mai più». Sipario giù. Maradona ha vinto un'altra volta. E nessuno può dire che non giocasse in casa.

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