Venerdi 24 novembre 2017 02:47

Napoli, Milik: «Prestito al Chievo? Ci sto pensando»
Il centravanti azzurro è ottimista: «Ora sto bene, la riabilitazione prosegue. Dopo il primo mese, il peggio è ormai passato». 

23 ottobre 2017



L'attaccante del Napoli, Arkadiusz Milik, è tornato a parlare dopo l'operazione al crociato, e lo ha fatto ai microfoni del portale polacco SportoweFakty: «L'infortunio dell'anno scorso è stato un dramma. Ora so cosa mi aspetta, conosco la procedura. È devastante sul piano psicologico, ma per fortuna è stato tutto molto rapido». 

«Rientro a febbraio? Vedremo, non ho fretta»

Il polacco non ha fatto mistero delle sensazioni provate al momento dell'infortunio: «È stato come l'anno scorso. Ma ho sentito un dolore, forse, ancora maggiore. Facemmo dei test, il mio corpo cercava quasi di difendersi, per evitare brutte notizie. C'era ottimismo, ma il giorno dopo fu tutto chiaro». Il centravanti azzurro è comunque positivo circa la sua condizione, ma non ha fretta di tornare in campo: «Ora sto bene, la riabilitazione prosegue. Dopo il primo mese, il peggio è passato. Ora posso dormire normalmente, prima mi svegliavo a causa del dolore. Una data per il rientro? Si dice febbraio, ma lo farò quando sarò pronto». 

L'affetto dei compagni

«Ho sentito il sostegno di tutti: tifosi, colleghi, club. In Polonia, prima dell'ultimo match della nazionale, hanno cantato il mio nome. Ogni dettaglio, in una situazione come la mia, è importante». Lo stesso Insigne, contro il Feyenoord, ha dedicato un goal al suo compagno di squadra. Anche se, in quell'occasione, la prima maglia ad essere mostrata alla telecamera è stata quella di Zielinski: «Forse Piotr voleva farsi pubblicità e per questo ha scambiato la maglia - ha aggiunto ridendo l'attaccante -. È stato un gesto molto bello, poi anche Lorenzo ha lottato con quest'infortunio e mi ha aiutato tanto».

Il prestito al Chievo Verona

L'attaccante dei partenopei ha parlato anche della possibilità di andare al Chievo, in modo da poter giocare con più continuità e favorire il recupero: «È un'opzione che considero, ma le decisioni le prenderemo a dicembre. Vedremo cosa sarà migliore per me e per il club». Ma non si è sbilanciato più di tanto a riguardo: «A gennaio ne saprò di più e ne riparleremo».

«Guardo tante partite, ma solo quelle più interessanti»

Nonostante la difficoltà del momento, soprattutto sul piano psicologico, il classe '94 sta mostrando una grande maturità: «Non è bello subire due volte lo stesso infortunio in un anno, ma cosa posso fare? Piangere? Nella vita ci sono tragedie peggiori rispetto alla rottura di un legamento. È dura guardare le partite senza poter prenderne parte, ma devo trovare stimoli positivi anche in questa situazione. Guardo tanto calcio in tv, ma scelgo solo i match più interessanti».

Il futuro di Arek Milik

Il centravanti del Napoli sta pensando anche al suo futuro dopo il calcio. Sta, infatti, lavorando all'apertura di un ristorante a Katowice. «Si chiamerà Food & Ball. Volevamo aprirlo prima dei Mondiali, ma non ce la faremo. Sarà un ristorante a tema sportivo, non solo incentrato sul calcio. E si mangerà bene». Parlando di imprenditorialità ha poi aggiunto: «Quando svolgi questo tipo di carriera, raggiungi uno standard di vita elevato: la chiave è mantenerlo. E per farlo servono nuove idee. Sono attento ai soldi, non li nascondo di certo sotto al letto, ma ho 23 anni e so che la vita è imprevedibile. Bisogna avere la testa sulle spalle».

«Napoli? Che amore per il calcio!»

Nonostante l'affetto dei partenopei, il polacco continua a non sentirsi una stella: «Napoli è un luogo speciale. In Polonia posso camminare tranquillamente per strada, qui è impossibile. Non so come siano Argentina e Brasile, ma non penso che esista un altro posto al mondo come questa città - ha aggiunto Milik -. Il calcio qui è religione, tra i 50 metri che separano la mia auto da un ristorante devo fermarmi a fare decine di foto ed autografi. Non sono mai stato al centro della città proprio per questo, ma non fraintendetemi: è motivo d'orgoglio, è bello quando la gente ti sostiene così. Non si può avere tutto: giocare in un grande club, guadagnare un sacco di soldi e poi pretendere anche privacy».

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