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Jerry Calà: «Con Marina Suma ci piacevamo, avevamo un interesse»
L'attore svela i particolari del rapporto con Marina Suma, con la quale compose una coppia che fece sognare i giovani negli anni Ottanta

07 settembre 2017

La rivelazione arriva dopo più di trent'anni. Jerry Calà, nella sua rubrica Una vita da libidine su Facebook, svela i particolari del rapporto con Marina Suma. Con l'attrice napoletana compose una delle coppie che fece sognare i giovani dei primi anni Ottanta. I due girarono successi come "Sapore di Mare" e "Un ragazzo e una ragazza". Proprio alla preparazione di questo film si riferisce Jerry Calà nel suo post. «Con Marco Risi mi trovai bene sin dall’inizio, e con lui girai nel 1984 il film che tra tutti amo di più, Un ragazzo e una ragazza. Mi piace la storia, mi piacciono le ambientazioni e mi piace il mio personaggio, Calogero Bertolotti, che con tutte le sue insicurezze mi diede la possibilità di esprimermi in maniera inedita rispetto ai ragazzotti latin lover e sicuri di sé che avevo interpretato fino a quel momento. E mi piaceva tanto anche la mia partner cinematografica, Marina Suma. Con Marina avevo già girato Sapore di mare. Su quel set fu difficile nascondere il nostro interesse reciproco».

«Marina Suma - prosegue - era bellissima, ma arrivò con il fidanzato Angelo Cannavacciuolo, che aveva conosciuto sul set di Le occasioni di Rosa. Sfiga delle sfighe, Angelo aveva una parte nel film: era il fratello di Marina. Lui aveva capito che tra me e lei c’era un certo «piacersi», e anche quando non doveva girare ma sapeva che ci sarebbe stata una scena d’amore restava intorno a controllare. Io ero imbarazzato. Per fortuna c’era il mitico Maurizio «Mao» Motta che mi seguiva come segretario-assistente. Quando c’era la scena di un bacio Mao si avvicinava ad Angelo, e con quella parlantina che già tanto effetto aveva avuto sui professori ai tempi della scuola lo intontiva e se lo portava via». «Marco Risi si rese conto che la coppia funzionava e passò un soggetto dei Vanzina a uno dei più grandi sceneggiatori del cinema italiano, Furio Scarpelli, che per anni, insieme ad Agenore «Age» Incrocci, portò genialità nella commedia all’italiana. Basti dire che i due avevano firmato le sceneggiature di Il buono, il brutto e il cattivo e di I soliti ignoti».

Poi aggiunge: «Risi amava la commedia, però aveva voglia di fare altro, forse per evitare paragoni con il padre Dino. Il fatto è che la commedia gli stava stretta. Girando Vado a vivere da solo c’eravamo divertiti molto, ma lui continuava a dirmi: «Lavoriamo su una storia che faccia ridere ma che sia anche qualcosa di più, lontana dai semplici filmetti goliardici». L’occasione venne con Un ragazzo e una ragazza, e poi ci spingemmo ancora più in là, nel 1985, con Colpo di fulmine, un film che trattava con molta delicatezza un tema che in altre mani sarebbe diventato scabroso: l’innamoramento di un’undicenne (Vanessa Gravina, ai tempi una bambina) per un adulto, ossia io». «Questo film, segnò l’ultima occasione in cui lavorai con Marco Risi. Lui dopo ha cambiato genere e si è dedicato a un cinema più impegnato. Io avrei lavorato ancora molto volentieri con lui, così come avrei lavorato sempre volentieri con Marina Suma. Dopo Un ragazzo e una ragazza ci fu chi pensò che saremmo potuti diventare la nuova coppia vincente del cinema italiano. Invece non è andata così».

«Marina era bravissima, un’attrice istintiva. Già con il suo primo film, Le occasioni di Rosa, di Salvatore Piscicelli, aveva vinto il David di Donatello. Avremmo dovuto fare un altro film insieme, Cuori nella tormenta, diretto da Enrico Oldoini, ma il progetto non andò in porto. Cioè, si fece, benché poi non sia stato un grandissimo successo, ma io lo rifiutai. Era la storia di una ragazza contesa tra Carlo Verdone e Lello Arena. Assegnare le parti fu un casino. Prima Verdone doveva interpretare il ruolo di Arena, mentre Francesco Nuti avrebbe fatto il suo. Poi Nuti disse di no, Verdone lo sostituì e a me fu proposto di fare l’antagonista, ma allora dissi di no io e presero Arena. Un bel pasticcio! Non mi piaceva la parte, era un personaggio troppo sfigato per uno come me che aveva sempre i ruoli di cuccatore vincente! Calogero di Un ragazzo e una ragazza non era sfigato, era complesso, insicuro ma alla fine vinceva».

«Marina fece quel film e poi si perse un po’, forse per colpa di chi la gestiva. O forse perché non le interessava più di tanto la carriera di attrice. Oggi, per esempio, si alterna tra pellicole di nicchia, il teatro e la creazione di monili che poi vende alle Eolie. La felicità può avere tante facce. Io però ricordo sempre con piacere quello che abbiamo fatto insieme, o l’aver vinto a Taormina un premio assegnato dal pubblico che ci vedeva come la coppia più popolare del cinema. Piacevamo molto - conclude -, e ci piacevamo un po’ anche noi... Grande Marina Suma!».

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