Domenica 18 febbraio 2018 10:03

Omicidio Sarah Scazzi, la Cassazione conferma l’ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano

21 febbraio 2017



ROMA - E' stata confermata la sentenza di condanna all'ergastolo per Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano per l'omicidio di Sarah Scazzi avvenuto ad Avetrana il 26 agosto 2010. A stabilirlo questa mattina la prima sezione penale della Cassazione che ha confermato la sentenza di primo e secondo grado per la morte della 15enne.

Le due donne erano già state condannate all'ergastolo in appello a Taranto il 27 luglio 2015.

La prima sezione penale della Cassazione ha anche confermato la condanna a 8 anni per Michele Misseri per la soppressione del cadavere di Sarah. La Corte ha poi ritoccato al ribasso di un anno la pena per il fratello di Michele, Carmine Misseri, riducendola a 4 anni e 11 mesi.

«Cosima e Sabrina sono due sventurate, combatteremo fino alla fine perché è una battaglia per la giustizia: è un enorme errore giudiziario», ha detto il difensore della zia della giovane vittima, condannata all'ergastolo assieme alla figlia. «Rimaniamo convinti - ha aggiunto il legale - che c'è un solo colpevole: Michele Misseri, e due innocenti che stanno scontando la pena al suo posto».

«Sono sereno per me - ha commentato Michele Misseri  in una telefonata mandata in onda dal Tg2 - ma non per le le altre cose: due innocenti sono in carcere».

«Sarah ha avuto giustizia»

«Sarah ha avuto giustizia», questa la prima dichiarazione a caldo del fratello della giovane vittima, Claudio Scazzi. «Si tratta di una sentenza equilibrata, giunta dopo un lavoro durato tanti anni, di persone fortemente motivate. Il paese deve ringraziare chi ha lavorato a questo caso. In Italia la giustizia c'è. Mia mamma è giù ed è stata informata. Condivide anche lei questo pensiero e come me si è sempre affidata alla Procura.

Ieri il sostituto pg Fulvio Baldi poco prima aveva sostenuto la colpevolezza delle due imputate al di là di ogni ragionevole dubbio. «Sono convinto della ricostruzione colpevolista della sentenza d'appello, basata su elementi certi. I giudici tarantini - ha detto il rappresentante dell'accusa - hanno fatto a meno delle dichiarazioni e dei ripensamenti del contadino di Avetrana. Sabrina - è la ricostruzione del movente secondo il magistrato - era in uno stato di agitazione e nervosa frustrazione, accusava Sarah di aver contribuito alla fine della storia con un ragazzo, di aver rivelato dettagli della sua condotta sessuale gettando discredito su di lei e sulla sua famiglia. La madre solidarizza, con un atteggiamento da "madre del Sud". Ne nasce una discussione in cui Sarah risponde da 15enne, scappa via, ma riescono a raggiungerla per darle la lezione che merita, una lezione evidentemente assassina. Poi danno ordine a Michele Misseri di disfarsi del corpo».

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