Martedi 21 novembre 2017 05:22

I sessanta anni di Nino D’Angelo, ultimo Re della musica napoletana
Non sembra vero, eppure Nino D'Angelo compie sessanta anni. Lo fa da numero uno, ultimo baluardo di una Napoli scanzonata e popolare

21 giugno 2017



Nino D'Angelo compie sessanta anni. Detto così non sembra vero. Eppure la carta d'identità parla chiaro: 21 giugno 1957. Sarà che siamo abituati a vederlo di continuo in televisione, con il suo caschetto biondo, nelle interpretazioni dei suoi film degli anni Ottanta, veri e propri cult di un cinema che non c'è più. Le gag con Bombolo, le battute, i trucchetti per conquistare la ragazza di turno regalano un sorriso ancora oggi. Lui, nel frattempo, è cresciuto, è cambiato, ha modificato stile e temi, raggiungendo la maturità artistica e professionale. Brani come 'O Pate e Ciucculatina d'a Ferrovia sono piccoli capolavori, che hanno saputo conquistare anche quella critica che negli anni precedenti l'aveva stroncato. Lui, però, è rimasto legato in qualche modo a quella natura leggera e scanzonata che lo ha consegnato all'immaginario collettivo come l'eterno scugnizzo. Ai concerti non dimentica mai di cantare Nu Jeans e Na Maglietta, Napoli Napoli, Amore e Pensiero, quei brani che sono diventati un pezzo della storia musicale della nostra città. Già. Perché ancora oggi, a distanza di trenta anni, i più giovani conoscono il repertorio degli anni Ottanta e lo chiedono a gran voce ai suoi concerti. E lui, artista trasversale, accontenta tutti. Sorride, scherza, con la vena bonaria che lo accompagna da sempre.

L'ultimo Re

Oggi, dunque, supera il traguardo dei sessanta. Ci arriva da numero uno della musica napoletana. Il grande capo, il guru, il Vecchio ora è lui. Ha raccolto il testimone da Mario Merola nel 2006. Poteva condividere lo scettro con Pino Daniele ma il Nero a Metà, negli anni Novanta, scelse la strada della musica italiana, allontanandosi da Napoli e dalle sue cose. Nino D'Angelo, invece, ha continuato a bazzicare all'ombra del Vesuvio. È direttore artistico del Trianon, il teatro del Popolo a lui tanto caro, è protagonista del dibattito politico in città (l'ultima uscita è stato un auspicio del superamento dell'impasse tra De Luca e de Magistris) e resta uno dei primi tifosi del Napoli. Nel suo concertone di sabato prossimo al San Paolo accoglierà i vari Clementino, Luché, Sal Da Vinci, Rocco Hunt. Porterà sul palco gli artisti più giovani, come Merola aveva fatto con lui.

Passione social

Attraverso la sua pagina Facebook che conta quasi un milione di fan - un'enormità - coinvolge il pubblico nel suo quotidiano. Appare in pigiama, mentre cucina, nelle foto con figli, nipoti e parenti. Il suo merito è questo: aver sdoganato la napoletanità semplice, quella dei vicoli, fatta di ricordi e sorrisi nostalgici. Lo fa senza stereotipi, con genuinità. Non ha un social media manager. È lui stesso a comunicare, commentare, postare. E il pubblico, anzi "il popolo delle sue canzoni", come ama chiamarlo, lo segue. Gli chiede saluti, concerti, commenti. E così il ragazzino che faceva il gelataio alla stazione Centrale, lo scugnizzo di San Pietro a Patierno, continua a entrare nelle nostre case. In maniera confidenziale, come uno di famiglia. Che ci ha cresciuti e accompagnati. Buon compleanno, Nino.

© Riproduzione riservata