Domenica 20 agosto 2017 06:13

Hotel Rigopiano, arriva il bilancio finale: 29 vittime. Ipotermia tra le cause delle morti

26 gennaio 2017



PESCARA - Attorno alle 23:00 di ieri i vigili del fuoco hanno estratto dalle macerie dell'hotel Rigopiano, tra neve, tronchi d'albero e detriti, i corpi degli ultimi dispersi. Il bilancio finale è di 29 morti, 15 uomini e 14 donne. Di questi ne sono stati identificati 22, si tratta di 10 donne e 12 uomini, gli ultimi il pilota 25enne della Ryanair originario di Gagliole (Macerata) e la fidanzata di Lanciano.

Casi di esclusivo schiacciamento, con morti istantanee, e per altri concorrenza di cause, tra quali ipotermia e asfissia: sono queste, fin qui, le cause delle morti delle sei persone sottoposte ad autopsia. Lo ha confermato il sostituto procuratore di Pescara, Cristina Tedeschini, che cura le indagini, nel corso della conferenza stampa per fare il punto sulle indagini dell'hotel Rigopiano. Finora sono state effettuate 6 autopsie e altre 6 sono in programma.

Nel pomeriggio, nel Tribunale del capoluogo adriatico, il punto sull'inchiesta per disastro colposo e omicidio plurimo colposo. «Le telefonate registrate sono state acquisite, io le ho ascoltate e mi sembra evidente che ci siano state incomprensioni relative alle richieste di aiuto lanciate il 18 gennaio - ha dichiarato il procuratore aggiunto di Pescara - Al momento non ci sono indagati sebbene siano state effettuate acquisizioni importanti di materiale utile alle indagini». «Sulla base delle informazioni in mio possesso - continua - l'hotel era in possesso di tutte le autorizzazioni. La situazione complessiva, percepita dagli ospiti dell'hotel il 18 gennaio, era sicuramente di criticità, sia in mattinata sia, soprattutto, nel pomeriggio e c'era una diffusa volontà di lasciare l'albergo - ha aggiunto la Tedeschini rispondendo ad una domanda sulle prime testimonianze dei sopravvissuti - Anche nella giornata precedente altre criticità erano state segnalate dal gestore dell'hotel, ma erano di altro tipo, ad esempio relative alla mancanza di gasolio e a problemi di viabilità». «I bollettini Meteomont sono stati regolarmente redatti, trasmessi e ricevuti dai destinatari istituzionali. Questo è un fatto certo».

Lutto e rabbia a Valva

Tra le vittime anche Stefano Feniello, il 28enne originario di Valva, in provincia di Salerno. Il suo corpo privo di vita è stato estratto ieri dalle macerie dell'hotel Rigopiano. «E' una notizia che non avrei mai voluto ricevere - ha detto il sindaco della cittadina salernitana, Vito Falcone - eravamo consci che con il passare dei giorni le possibilità di ritrovarlo in vita diminuivano sempre più, ma la speranza di un miracolo c'è sempre stata. Purtroppo non abbiamo potuto festeggiare il suo ritorno a Valva».

Il piccolo comune di Valva in questi giorni si è stretto attorno alla famiglia Feniello. Una famiglia numerosa, ben sette fratelli, molti dei quali in questi giorni sono andati a Pescara per dare sostegno ad Alessio, il papà di Stefano. «Avevo parlato intorno alle 20:30 con uno zio di Stefano che lavora al Comune e che ora è a Pescara ma non aveva saputo dirmi nulla - ha aggiunto il sindaco - Ora dovrà essere fissata la data dei funerali. Quel giorno proclamerò il lutto cittadino. Non faremo mancare la nostra vicinanza alla famiglia, dimostrata in questi giorni drammatici dalla nostra comunità».

Un hotel costruito su accumuli di detriti

Intanto da alcuni documenti, evidenziati dal Forum H2O Abruzzo, risulta che l'hotel Rigopiano è stato costruito sopra colate e accumuli di detriti preesistenti compresi quelli da valanghe. Lo testimonia la mappa geomorfologica dei bacini idrografici della Regione Abruzzo sin dal 1991, ripresa e confermata nel 2007 dalla mappa del piano di assetto idrogeologico della Giunta regionale.

«La valutazione se l'albergo potesse stare o non stare lì farà parte dell'inchiesta, ci sarà sicuramente una risposta da parte della Procura». E' stato uno dei passaggi forti della conferenza stampa della sostituto procuratore di Pescara. «Ma tutti i ritardi, i fraintendimenti, le incongruenze e i problemi nella comunicazione che sono avvenuti nel post-valanga hanno avuto una rilevanza causale non epocale, provocando ritardi che verosimilmente sono di circa un'ora».

Secondo quanto documenta il Forum H2O la mappa evidenzia nel sito "conoidi di deiezione", ossia un'area rialzata formata proprio dai detriti che arrivano dal canalone a monte dell'albergo. Insomma, come stare proprio lungo la canna di un fucile che poi è stato caricato ed ha sparato.

La mappa regionale, del Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico del 2007 che conferma quella del 1991, è la 350 Ovest rintracciabile sul sito della Regione. Si vedono tre segni grafici verdi a forma di cono che convergono verso l'area dell'albergo, e rappresentano il movimento di flussi di materiale che nel tempo si è accumulato alla base del canalone. Già dagli anni '50 si ha memoria di una struttura di rifugio, ma l'hotel è costruito negli anni '70, ed ingrandito dopo il 2000. «Il fatto che ci fosse prima una struttura più piccola non vuol dire granchè - spiega Augusto De Sanctis, del Forum - perchè i tempi di ritorno di questi fenomeni estremi possono essere più lunghi di qualche decina di anni. Un po' come avviene per le piene dei fiumi, ci sono gli eventi che mediamente avvengono ogni 50 anni, quelli più importanti che avvengono ogni 100 anni e poi quelli estremi che possono avvenire ogni 500 anni e che raggiungono aree inusitate».

Le carte del rischio tengono appunto conto di questa periodicità perimetrando aree sempre più vaste al crescere del tempo di ritorno. I geologi identificano le aree di rischio non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto su alcune caratteristiche specifiche del terreno a cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, come spiegano le mappe ufficiali. «L'esistenza di una mappa conoscitiva però - continua De Sanctis - non si è tradotta per omissione della Regione in una mappa del rischio valanghe che era prevista dalla legge 47/92, cioè 25 anni fa. La legge prevede per le aree a rischio accertate o potenziali o l'inedificabilità o per strutture esistenti il divieto di uso invernale. Non è stato fatto un Piano valanghe, ma comunque - continua - nel percorso di ristrutturazione dell'hotel si doveva evidenziare il contesto di rischio e agire di conseguenza, come prevede il Decreto 11/03/1988 dal titolo evocativo».

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