Mercoledi 19 settembre 2018 11:24

Terrorismo, espulso un tunisino: «Doveva colpire in Italia»

29 dicembre 2016

EDOLO (BS) - E' stato espulso ieri ed è partito questa mattina con un volo per Tunisi, un tunisino di 23 anni residente a Edolo, nel Bresciano. «A metà novembre 2016 aveva ricevuto indicazioni, da persona a lui nota, di compiere attentati in Italia simili a quelli compiuti in Francia e in Belgio, per ritorsione contro le operazioni dell'Italia in Libia». Lo ha precisato il Viminale in una nota citando i risultati di «attività investigative, operate anche con la collaborazione internazionale e dei servizi di intelligence».

«Le indagini di polizia - riferisce ancora il Viminale precisando che l'espulsione è stata decisa per motivi di sicurezza dello Stato - hanno documentato che lo straniero era collegato a un foreign fighter marocchino, già domiciliato nel milanese, con il quale era in contatto tramite social network. Rientrato in Italia il 15 agosto scorso, dopo un prolungato periodo in Tunisia, aveva manifestato chiari indicatori di radicalizzazione». Inoltre, il tunisino espulso oggi «aveva manifestato l'intenzione di lasciare l'Italia quanto prima per unirsi allo Stato Islamico».

Salgono a 132 gli espulsi dall'Italia da gennaio 2015

Con il provvedimento eseguito oggi salgono a 132 gli espulsi con accompagnamento in frontiera dal gennaio 2015, di cui 66 dal primo gennaio 2016.

Intanto alcuni telefoni cellulari sono stati sequestrati nel corso delle due perquisizioni fatte ieri dalla Digos a Campoverde, frazione di Aprilia, in provincia di Latina, nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma sull'attentato di Berlino. I controlli sono scattati alla scoperta di contatti che Amis Amri ha avuto un anno fa con un connazionale residente a Campoverde e attualmente detenuto per spaccio di droga a Velletri, vicino a Roma. Dagli stessi accertamenti disposti dal pm è emerso anche che Amri è stato ospite nelle due abitazioni (la prima occupata dalla moglie italiana del detenuto, la seconda abitata da parenti della stessa donna) nel 2015.

Gli apparecchi telefonici sono ora oggetto di verifiche per stabilire se ci siano stati contatti con il terrorista tunisino dopo la strage di Berlino. Il sospetto degli investigatori è che la destinazione di Amri, prima del conflitto a fuoco in cui è morto a Sesto San Giovanni, fosse proprio l'Agro Pontino.

C'è proprio un'ulteriore ipotesi da verificare, ossia se anche  il tunisino avesse scelto Sesto perché dalla stazione partono decine di pullman internazionali, con destinazione soprattutto i paesi dell'Est. Un modo per uscire dall'Unione europea e avvicinarsi ai territori ancora in mano all'Is.

Ma non solo, c'è un'altra possibilità, che gli investigatori non tralasciano: Amri è arrivato a Milano perché con il nostro paese aveva un conto in sospeso. In Italia ha passato 4 anni in carcere, maturando probabilmente sentimenti di rivalsa e di rabbia. Visto in quest'ottica, il suo piano era perfetto: il testamento in cui invita i fratelli a colpire, la strage al mercatino, il viaggio solitario fino in Italia e l'ultimo gesto eclatante nel nostro paese. Sulla sua strada, però, ha trovato una volante della polizia.

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