Selfie in sala operatoria, la nuova moda dei medici a Napoli




NAPOLI - Curare le persone è un mestiere nobilissimo, uno di quei mestieri per i quali è superfluo sprecare parole d'apprezzamento. E le parole, talvolta, diventano talmente superflue che uno scatto sembra essere più appropriato per esprimere in maniera spettacolare quanto si sta facendo bene il proprio lavoro nobilissimo. È questa la moda che sembra contagiare sempre più i medici campani: un selfie in sala operatoria, con tanto di paziente anestetizzato in bella vista. Da Salerno a Napoli, passando anche per la provincia di Avellino, scattarsi una foto mentre si è all'opera sembra sia la conferma del fatto che certi medici vogliano ribadire quanto e come lavorano: anestesisti col pollice alzato, belle dottoresse sorridenti e in carriera e medici avvolti in tute anticontaminazione la fanno da padroni assieme a guanti in lattex macchiati di sangue, bisturi e tavoli operatori, con l'inconsapevole partecipazione del paziente, convinto com'è di stare subendo un'operazione. «Ho visto queste foto e sono molto contrariato. Io non le avrei scattate, ma soprattutto non le avrei condivise su Facebook» così Silvestro Scotti, presidente dell'ordine dei medici, commenta ai microfoni del Corriere del Mezzogiorno l'usanza di queste equipe di medici 'alternativi'. Un'usanza che «rischia di trasmettere un messaggio sbagliato», oltre al fatto che bisogna guardare a certi fenomeni anche «sotto il profilo della legittimità.Alcune di quelle immagini possono avere una ragion d’essere, altre no». Un fenomeno che il presidente dell'ordine dei medici condanna per la portata simbolica che esso porta con sé «Da medico sono certo che averle scattate non ha certo messo in pericolo la vita dei pazienti, ma ciò non toglie che il cittadino che le vede può pensar male - spiega Scotti - Mi metto nei panni di chi in sala operatoria ha perso un proprio caro e che ha bisogno di darsi una spiegazione. Foto così non dovrebbero essere messe su Facebook». Non saranno presi provvedimenti disciplinari, conclude Scotti, ma lancia un avvertimento ai colleghi amanti dei selfie «Se dovessimo ricevere una segnalazione potremmo chiamarli a rispondere davanti alla commissione di disciplina». ©Riproduzione riservata