Sabato 24 febbraio 2018 11:24

Omicidio a Chiaia, parla Luca Matarazzo: «La morte di papà ha segnato la mia rovina»

02 dicembre 2016



È notizia di oggi l'iscrizione di Luca Matarazzo nel registro degli indagati per l'omicidio del fratello Vittorio, avvenuto lunedì sera in viale Maria Cristina. Questa mattina la squadra mobile ha compiuto una perquisizione domiciliare presso la sua abitazione, prelevando dei campioni di Dna per la comparazione. L'uomo, 35 anni, ha rilasciato un'intervista a Il Mattino, in cui ha ripercorso i punti salienti della sua vita. «Avevo tre anni quando i miei genitori si sono separati - dice - ed ho sempre vissuto con mio padre e con i miei fratelli, tutti più grandi di me. Poi loro si sono sposati uno dopo l'altro e in casa è arrivata Scintilla, la compagna di papà. Ho vissuto con loro fino a quando, quasi tre anni fa, è morto mio padre. Da allora ho perso tutto, la mia vita è diventata sempre più complicato».

Il chiodo fisso della vittima dell'omicidio era fare chiarezza sulla morte del padre. Luca, nell'intervista, spiega la sua verità: «Mio padre è morto sull'uscio di casa e la porta era aperta. Mio fratello ha presentato degli esposti perché pensava che potesse essere stato aggredito da qualcuno arrivato dall'esterno. Cosa sia successo io non lo so. So solo che lo abbiamo trovato già riverso in terra. Ma papà aveva avuto diversi by pass coronarici e aveva 83 anni, le sue condizione di salute non erano buone da tempo. E poi lo stesso Vittorio in azienda ha poi presentato un documento autografo di papà in cui si destinava a lui il ruolo di leader dell'impresa, come del resto era giusto: lui era l'unico in grado di farla prosperare. Anche per questo credo che mio padre sapesse di non essere più in buona salute e stesse cercando di provvedere al futuro, forse, se fosse vissuto di più, avrebbe sistemato tutto».

Scintilla, la compagna del padre, è stata una donna importante nella vita di Luca, tanto che i due continuano a sentirsi. Gli altri fratelli, però, hanno preteso che all'indomani della morte del padre, la donna abbandonasse la casa. «Io non sono mai stato d'accordo - precisa il più piccolo dei fratelli Matarazzo -, credo che lei, che ci aveva abitato per tanti anni, avesse il diritto di cercarsi una sistemazione con calma. Ed infatti è andata via solo quando ha trovato un nuovo compagno. Ma non tutti la pensavano come me: credo che quando ci si sposa gli interessi della nuova famiglia prendano il sopravvento su quelli del nucleo d'origine. Un padre, una madre, sono interessati soprattutto ad assicurare ai propri figli lo stesso tenore di vita di cui ha goduto lui».

La scomparsa del genitore ha significato per il giovane il sorgere di una serie di problemi. Anche di natura economica. «La morte di papà ha segnato la mia rovina - racconta - io allora studiavo, volevo preparare il concorso per notaio, non avevo troppe spese perché vivevo in famiglia e avevo tutto il tempo di progettare il futuro. Ho studiato legge, come mia madre prima di me e poi mia sorella, sognavo una vita serena. Da quando non c'è stato più mio padre è stato difficile tirare avanti, mi sono trovato solo e senza risorse. Continuare a studiare è diventato difficile, ho cercato di arrangiarmi in tutti i modi».

Infine ricostruisce cosa è successo lunedì sera: «Quella sera c'era la partita ed io ero andato a vederla in un locale - spiega Luca - poi sono stato avvertito di quello che era successo e mi sono ritrovato con il resto della famiglia sotto al palazzo, davanti al cadavere di Vittorio. Siamo stati portati tutti in questura e ognuno di noi ha raccontato tutto quello che sapeva, che nel mio caso, però, non era molto. Siamo rimasti in via Medina a lungo».

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