Domenica 20 agosto 2017 13:48

Case popolari a Napoli, bagarre in Consiglio comunale. Cecere assicura: «I cittadini non saranno sfrattati»
Per il consigliere di Dema: «È stata fatta speculazione da parte di avvocati e pseudo politici che hanno detto ai cittadini che avrebbero perso le loro case con lo sfratto»

03 febbraio 2017



NAPOLI - Bagarre al Consiglio comunale di Napoli. Davanti all’ingresso dell’aula consiliare, si è verificato un diverbio scatenato dalla vicenda delle case popolari. Claudio Cecere, consigliere di Dema, è stato accusato «di non aver fatto nulla» contro le lettere inviate da Napoli servizi con le quali viene comunicato agli inquilini di dover lasciare le case in cui abitano, ricordando loro il pagamento di 9mila euro al Comune. Ci sono stati spintoni, urla ed è stato necessario l’intervento di più persone per placare gli animi. Cecere ha provato a spiegare ai manifestanti che in realtà una proposta relativa a questa vicenda e che mira alla soluzione del problema è stata accolta dall’assessore all’urbanistica Carmine Piscopo, nel corso della commissione dello scorso martedì.

Tre le tipologie di inquilini interessati al provvedimento

Sono tre le tipologie di inquilini destinatari di queste misure: gli abusivi che non hanno fatto domanda di condono, gli abusivi le cui case sono state acquisite al patrimonio immobiliare comunale i cui proprietari hanno fatto richiesta di condono, e chi ha fatto richiesta di condono, ma la procedura va definita. Le lettere sono arrivate a tutti, finora sono 1.400 quelle consegnate a fronte di 6.200 totali, ma «i cittadini sono stati strumentalizzati e spaventati», come ha spiegato Cecere.

«Di sicuro - sottolinea - il testo era sbagliato, occorreva fare una scrematura iniziale prima di inviarle. Mentre perr gli abusivi tout court non c’è molto da fare».

Diverso, invece, il caso delle altre due tipologie di inquilini. «In Commissione - continua il consigliere di Dema che si è ritrovato al centro della bagarre - è stata accolta la proposta dell’autocertificazione della licenza ottenuta. I proprietari cioè devono autocertificare di aver ottenuto e pagato il condono, andare negli uffici preposti per la cancellazione del loro immobile dal patrimonio comunale». Resta però la questione dei 9mila euro per coprire i costi di anni in cui la situazione non era a norma. «In questo caso - prosegue - si andrà per compensazione e si procederà in maniera graduale nel senso che non tutti dovranno pagare la cifra intera, ma solo quello che devono limitatamente a brevi periodi».

«Veniamo da un mese di forte tensioni da parte degli inquilini delle case popolari di Chiaiano, dei Camaldoli e di Pianura - aggiunge - È stata fatta speculazione da parte di avvocati e pseudo politici che hanno detto ai cittadini che avrebbero perso le loro case con lo sfratto. E non è così, i cittadini stiano tranquilli: non saranno sfrattati». «Gli uffici hanno sbagliato a recapitare le lettere con un testo in cui, alla prima pagina dicono: "Si invita a lasciare i immobili" e solo dopo, in due righe, nella seconda pagina "fatti salvi i casi in cui è avvenuto il condono" - precisa - L’unico obiettivo è portare avanti un’operazione di legalità, non di sfratti».

Cecere ha fatto sapere di essere stato "bersaglio" di ingiurie anche per strada, mentre camminava nel quartiere Chiaiano con uno dei suoi figli.

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