Giovedi 23 novembre 2017 10:25

Omicidio Fortuna Loffredo, i pm chiedono la riesumazione del piccolo Antonio




CAIVANO (NA) - Ha disegnato e cancellato con insistenza figure femminili, come fossero una minaccia per lei. Ha disegnato finestre con le sbarre, case senza porte, inaccessibili. E poi case con due porte, che indicano la paura della separazione, il ricatto, la necessità di farle mantenere il segreto. Manifestava così il suo malessere Fortuna Loffredo, la bimba uccisa il 24 giugno del 2014, nel Parco Verde di Caivano. Dalle risultanze delle analisi eseguite dalla grafologa Sara Cordella, incaricata della lettura dei disegni per le indagini difensive sulla tragedia, emerge che Chicca, come la chiamavano nel Parco Verde, nei suoi disegni, parlava e comunicava. Quando usava i pennarelli nel palazzo dove viveva, a casa con le amichette, sceglieva colori vivaci ma con un tratto marcato. Carichi di rabbia, eccitazione, aggressività, secondo il perito di parte. Sul suo corpicino, durante l'autopsia, sono emersi i segni di violenze sessuali reiterate che la piccola, secondo i magistrati della Procura di Napoli Nord, subiva da quell'uomo, suo vicino di casa, accusato di averla violentata e uccisa lanciandola dall'ottavo piano del palazzo dove abitava. Dopo la sua morte, che all'inizio sembrava fosse accidentale, l'avvocato Angelo Pisani, legale dei nonni e del padre della bambina, e il pm Federico Bisceglia, che si stava occupando del caso, deceduto in un incidente stradale qualche mese dopo, avevano avviato una serie di perizie sui quaderni e i disegni di Fortuna, consapevoli che era proprio quella la più genuina forma di comunicazione dei sentimenti dei bambini. Inquietanti gli interrogativi emersi successivamente sul palazzo degli orrori di Caivano. Domande alle quali i pm devono ancora trovare una risposta, ed è per questo che è stata chiesta la riesumazione del corpo del piccolo Antonio Giglio, figlio della compagna del presunto assassino di Fortuna, morto a soli 3 anni, il 27 aprile 2013, nello stesso modo, e nello stesso stabile, in cui un anno dopo è morta la bimba di sei anni. «La giustizia deve arrestare tutti i responsabili», ha detto l'avvocato Angelo Pisani. «Siamo solo alla prima pagina di un libro di orrore, violenza, degrado e criminalità mai letto prima». Il legale a questo ha ribadito la propria tesi che dietro l'omicidio di Fortuna non ci sia un unico responsabile «Si potrebbe allargare ad altri inquilini di quello che viene definito il palazzo dell'orrore», sostiene. Intanto tra gli iscritti nel registro della Procura solamente i due inquilini a cui sono stati contestati i reati di false dichiarazioni al pm e favoreggiamento, per aver depistato le indagini sin dai primi momenti successivi alla morte di Fortuna. Si tratta di due aspetti dell'inchiesta strettamente collegati, perché, secondo gli inquirenti, è probabile che qualche altro residente nel palazzo abbia fatto qualcosa di più che sviare le indagini. Gli elementi certi, a giudizio dei pm, riguardano la presenza di più presunti pedofili nello stabile: oltre alla situazione del presunto killer di Fortuna, già in carcere per abusi sessuali, c'è la vicenda riguardante il primo soccorritore della bimba che, agonizante, la pose in auto per la corsa disperata in ospedale. L'uomo fu arrestato nel dicembre 2014 per abusi sessuali sulla figlia di 12 anni, pochi mesi dopo toccò alla compagna, accusata dello stesso reato. C'è poi la stessa compagna del vicino di casa di Fortuna, e madre del piccolo Antonio, già da mesi agli arresti domiciliari per concorso in abusi sessuali ai danni di una delle tre figlie, in quanto avrebbe sempre assistito alle violenze del convivente senza denunciare nulla. In totale sono almeno cinque i bimbi dello stabile vittime di abusi. Un vero e proprio giro di pedofili che potrebbe aver coperto le responsabilità dell'assassino di Fortuna. © Riproduzione riservata