Napoli, collaboratore di De Magistris contro Yamamay: «Il patron si vergogna delle sue orgini napoletane»




NAPOLI - Duro botta e risposta tra Alessio Postiglione, collaboratore del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e Luciano Cimmino, presidente del gruppo Inticom Spa, cui fa capo il celebre marchio di biancheria intima Yamamay, fondato nel 2001 a Gallarate. Motivo del contendere l'aggiunta della parola "Milano" al logo dell'azienda della nota famiglia campana rinvenuto dal social media manager di Palazzo San Giacomo sulla vetrina di un punto vendita spagnolo del brand. «Yamamay e Carpisa vergogne di Napoli. Pensavo fossero l’eccellenza invece mi sbagliavo» scrive sulla sua pagina Facebook Postiglione, che di certo non le manda a dire al patron della nota azienda di intimo: «Questi provinciali hanno vergogna di rivendicare le loro radici napoletane, di una città dell’arte e della cultura. E si propongono in Spagna come "Yamamay Milano"». «Caro Cimmino - prosegue Postiglione - se non credi in ciò che sei perché ci dovrebbero credere gli altri? A Milano sarai sempre un terrone. Sono sinceramente indignato da chi nasconde le proprie origini invece di dimostrare che anche a Sud si fa impresa di livello internazionale». Una polemica dai toni aspri, che ha instillato in più di qualcuno il dubbio che dietro le parole di Postiglione possa esserci lo zampino dello stesso primo cittadino, sebbene lo stesso Cimmino, intervenuto in merito alla vicenda, sembri escludere un'ipotesi di questo tipo: «Non credo affatto che possa esserci il sindaco dietro questa polemica. Lo conosco, abbiamo avuto diversi incontri, alcune volte i toni sono stati anche decisi, mai duri, ma sempre nel pieno rispetto reciproco». La replica del diretto interessato, infatti, non è tardata ad arrivare: «Caro Postiglione - si legge su una lettera scritta dal noto imprenditore napoletano sul sito ilnapolista.it - stanotte alle tre un mio amico, in viaggio all’estero, mi ha inviato su WhatsApp il resoconto di quanto è apparso su Facebook. Sono napoletano di origine Docg e rivendico con orgoglio questa mia prerogativa. A Napoli, fino ad ora, ho solo dato, come è giusto che fosse, e non mi aspetto certo nulla in cambio dopo tanti anni, ma non permetto a nessuno di offendermi con pretestuose insinuazioni che naturalmente non colpiscono le migliaia di persone che mi conoscono ma potrebbero insinuare qualche dubbio in tanti altri che non mi hanno mai frequentato». Cimmino spiega poi le ragioni dell'aggiunta della parola "Milano" al logo: «Su iniziativa di mio figlio Gianluigi abbiamo dato vita al marchio Yamamay con una società avente sede a Gallarate semplicemente perché in quella città operava un industriale dell’intimo, pronto ad investire su di noi e a diventare nostro socio. La società è ancora lì, in Lombardia e decine di napoletani si sono trasferiti a Gallarate per lavorare con noi insieme ai colleghi lombardi». In Spagna, inoltre, è stata creata un'altra società «completamente autonoma» avente sede a Barcellona e autorizzata alla distribuzione del marchio Yamamay che, come spiega Cimmino, «ha ottenuto dal nostro socio lombardo la possibilità di aggiungere "Milano" al logo». «Si tratta di un caso unico cui sarebbe stato inutile ad anche sciocco opporsi, per una questione di rapporti che in quel momento andavano mantenuti in equilibrio, prosegue l'imprenditore, che conclude bacchettando il collaboratore del sindaco De Magistris: «Caro Postiglione, una vita di lavoro e una storia non si cancellano con una parola». La vicenda ha suscitato non poche polemiche, in primis quella di Giovanni Palladino, segretario Regionale e parlamentare di Scelta Civica, che punta il dito contro De Magistris e sui suoi «irresponsabili» collaboratori. «Il sindaco di Napoli fra i suoi danni al territorio oggi aggiunge l’attacco alle eccellenze campane - attacca Palladino - I collaboratori di de Magistris, in cerca di un quarto d ora di notorietà, improvvisano fanciullesche analisi su un grande marchio che è risorsa del nostro territorio. La peggiore demagogia per un pò di notorietà». ©Riproduzione riservata