Gli assassini di Anatoliy hanno confessato: sono due fratellastri, figli del boss della zona




NAPOLI - Gli assassini di Anatoliy Korol hanno un volto. MDL di 32 anni e GI di anni 20, fratellastri e figli del locale boss, hanno confessato di essere i responsabili dell'omicidio del cittadino ucraino, avvenuto durante una rapina in un supermercato di Castello di Cisterna. A dare la notizia è stato il legale dei due accusati che li ha bollati come «povera gente». Gli stessi arrestati avrebbero lamentato situazioni di difficoltà economica durante gli interrogatori. «I miei assistiti - ha spiegato Michele Sanseverino, avvocato dei due arrestati - hanno anche fornito gli elementi per recuperare anche la pistola usata per l'omicidio. La rapina è un fatto gravissimo, non doveva finire così, raccontano i miei assistiti. Ma l'incredibile reazione del povero cittadino ucraino, con la sua presa militare, li ha spinti a perdere la testa, facendogli  commettere quell'assurdo omicidio del quale però stanno raccontando tutto, fornendo ogni collaborazione». La dinamica dell'omicidio, in seguito agli interrogatori, comincia a delinearsi. Korol avrebbe effettuato una presa su uno dei due rapinatori, bloccandolo. L'altro lo avrebbe colpito con una penna, il primo oggetto che gli è capitato a tiro, al collo prima di afferrare la pistola e sparare due colpi che si sono rivelati fatali. Uno dei proiettili è  entrato dalla milza ed è arrivato al cuore, spezzando la vita dell'operaio di 38 anni. Subito dopo l'omicidio, i due sono scappati via, senza tornare a casa. Avrebbero dormito in un residence lontano dal luogo dell'omicidio, prima di spostarsi a Scalea, località marittima sul Tirreno della provincia di Cosenza, dove sono stati individuati e arrestati dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, guidati dal maggiore Michele D'Agosto. «I due fratellastri - ha dichiarato il procuratore Mancuso nella conferenza stampa tenutasi nella caserma di Castello di Cisterna - sono stati individuati stanotte a Scalea mentre persone a loro vicine li aiutavano con vestiario e denaro e la confessione è stata resa da entrambi i fratelli in maniera spontanea, dettagliata e coerente con gli avvenimenti». Il procuratore, che ha ringraziato le forze dell'ordine per l'impegno profuso nelle indagini, ha parlato di «rapina avvenuta con modalità professionali che ha richiesto un lavoro certosino da parte degli inquirenti per individuare elementi utili alle indagini». © Riproduzione riservata