Lunedi 11 dicembre 2017 18:01

Napoli. Era sposato a sua insaputa, bufera alla Municipalità di Gianturco
Da due anni era sposato con una extracomunitaria, ma lui non lo sapeva. Scoppia il caos alla Municipalità di via Gianturco.




NAPOLI - Va a chiedere un certificato e scopre di essere sposato. Da due anni. Con una donna extracomunitaria. Ma lui non si è mai sposato. Immediatamente scoppia il caos nella sede della IV Municipalità di Gianturco. La faccenda finisce in Procura e anche la Municipalità avvia un'indagine interna. La documentazione appare incompleta e non conforme alle procedure. L'inchiesta porta alla sospensione di un'impiegata che ha istruito e celebrato il "matrimonio". La donna viene punita con tre giorni di stop, senza stipendio. Tra le sue colpe c'è la mancata verifica «prima della celebrazione del matrimonio, che la richiesta di cambio di domicilio fosse andata a buon fine, celebrando, quindi, un matrimonio non di competenza territoriale di questa municipalità».

La dipendente, riferisce Il Mattino si è mostrata «profondamente dispiaciuta per quanto verificatosi, avendo sempre informato il suo operato alla massima diligenza e trasparenza». Precisando anche come «in quel periodo l'Ufficio di Stato civile fosse in sofferenza di organico per il decesso di un collega e per l' assenza prolungata, per malattia, del responsabile dell'ufficio» e che lei avesse anche problemi familiari».

Ma come è potuto succedere? L'impiegata spiega «di ricordare di aver acquisito la dichiarazione» della pubblicazione del matrimonio, «allegandola al fascicolo, precisando che, una volta evasa la pratica, questa non viene da lei conservata». E, ancora, «che per mera superficialità non ha notato né che la domanda di cambio domicilio era presentata da soggetto diverso rispetto allo sposo né che la richiesta di cambio residenza non era da San Giovanni a Poggioreale, ma da Poggioreale a un altro indirizzo della municipalità».

L'identificazione dei contraenti matrimonio sarebbe avvenuta registrando solo gli estremi dei documenti a margine della pratica, senza acquisire le copie delle carte d'identità. La dipendente si difende affermato che tale compito non sarebbe di sua competenza. Dubbi anche sulle firme dello sposo sugli atti. «Lievi difformità», però, di cui sostiene l'impiegata - «mai avrebbe potuto accorgersi». C'è, poi, il rebus sulla firma della «sposa». «Tutti gli stranieri, abitualmente ha spiegato la dipendente in audizione - firmano in stampatello», precisando, però, «di aver comunque acquisito il documento di riconoscimento della sposa, ritenendo ciò sufficiente».

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