Venerdi 20 ottobre 2017 19:52

Esce dal Tribunale di Napoli ed accusa un malore, boss muore per un infarto fulminante




<strong>NAPOLI </strong>- Aveva da poco varcato la soglia d'uscita del Tribunale di Napoli lo storico boss della camorra Avellinese, Gennaro Pagnozzi, quando nella giornata di ieri è stato stroncato da un infarto fulminante.

Pagnozzi si era recato in aula assieme al suo avvocato difensore per presentarsi a rispondere in corte di Appello di cinque casi di usura a lui ricondotti, dopo che lo scorso 5 agosto gli vennero concessi i domiciliari nella sua casa, a San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino, per una serie di complicazioni legate ad alcune patologie che lo affliggevano da tempo e che potrebbero aver contribuito a causare il malore che gli è risultato fatale.

Durante il processo per usura svoltosi nella giornata di ieri, è stata avanzata da parte del Procuratore Generale una richiesta di conferma della condanna a otto anni di detenzione. I membri della corte di Appello, tuttavia, hanno concluso l'udienza aggiornandola al prossimo 15 novembre, un giorno che purtroppo per lui, l'ex-boss dell'Avellinese, non riuscirà a vedere.

Gennaro Pagnozzi, secondo la Dda, iniziò la sua attività criminale negli anni '70, nell'ambito del contrabbando di sigarette a Napoli, mettendosi contro Raffaele Cutolo e trasferendosi negli anni del Terremoto proprio nel territorio Irpino, dove riuscì ad accaparrarsi una grossa fetta del giro di appalti sulla ricostruzione. Un potere che crebbe fino a estendersi sul Beneventano, nel quartiere periferico di Ponticelli, a Napoli, e sulla città di Roma, dove intimidì perfino i Casamonica, e si aggiudicò un "posto d'onore" nell'ambito del processo di Mafia Capitale.

Un personaggio sicuramente pesante, quello di Pagnozzi, all'interno delle dinamiche della criminalità organizzata <em>made in Italy</em>, che non ha mai subito condanne particolarmente dure, riuscendo a risultare evanescente ogni qual volta si è trovato nelle mani della giustizia, collezionando solamente 10 anni anni di carcere in oltre quarant'anni di attività criminale, finalizzata prevalentemente all'usura e all'estorsione.

La sua salma attualmente giace nell'obitorio del Policlinico di Napoli, in attesa delle disposizioni del pubblico ministero.

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