Caos e disordine al Tribunale di Napoli: barellieri al posto dei cancellieri

08 settembre 2016



NAPOLI - La carenza di personale amministrativo nelle principali strutture pubbliche è un dato ormai tristemente noto a tutti. Tra i settori che risentono maggiormente delle continue riduzioni di organico e del mancato turnover del personale spicca senz'altro quello della giustizia, costretto da anni a fare i conti con la carenza di risorse umane negli uffici di diretto supporto all'attività giudiziaria. Da tempo si rincorrono voci di imminenti bandi di concorso per l'assunzione di personale qualificato, un'eventualità che da un lato creerebbe nuovi posti di lavoro offrendo una grande opportunità ai tanti giovani italiani oppressi da un tasso di disoccupazione giovanile in continuo aumento, dall'altro darebbe senz'altro nuova linfa alla lenta e farraginosa pubblica amministrazione nostrana.

Suscita quindi non pochi dubbi e polemiche la soluzione adottata di comune accordo dai ministeri della Giustizia e della Funzione Pubblica per il Distretto giudiziario di Napoli dove, in seguito all'attivazione di una procedura di mobilità esterna, sono state inserite 24 persone provenienti da un'altra pubblica amministrazione in esubero di dipendenti, vale a dire la Croce Rossa italiana. Il problema è che il nuovo personale dislocato tra Corte d'Appello, Procura e Tribunale di Napoli Nord è composto esclusivamente da autisti e barellieri inquadrati come cancellieri, cioè come assistenti dei pubblici ministeri. Si tratta in altre parole di persone messe a ricoprire un posto per il quale sono richieste specifiche competenze giuridiche e amministrative, ma che provenendo da un settore completamente diverso da quello della giustizia non hanno alcuna dimestichezza con la materia.

La decisione ha scatenato un vespaio di polemiche da parte degli stessi cancellieri, che fanno notare come i nuovi arrivati non abbiano profili coerenti con la qualifica necessaria al ruolo di ausiliari di un pubblico ministero.  «Il nostro lavoro non è frutto di improvvisazione - spiega Anna Esposito, referente napoletana del Comitato lavoratori della giustizia - richiede anzi un’approfondita conoscenza dei meccanismi processuali, esperienza decennale. Per questo siamo a dir poco indignati, vorremmo urlare per rompere il silenzio totale dei vertici del ministero». Una questione tutt'altro che personale, ci tiene a sottolineare il personale di settore: «Sono venti anni che aspettiamo la riqualificazione delle nostre posizioni che non arriva - prosegue Esposito - Lamentiamo che da parte dell’amministrazione non vi sia stata alcuna trasparenza: non è chiaro chi e con quali criteri abbia operato l’inquadramento degli ex barellieri nel profilo professionale del cancelliere».

© Riproduzione riservata