Mercoledi 22 novembre 2017 02:40

Ingannati e ridotti in schiavitù a Sant’Antimo, 15 bengalesi chiedono giustizia

09 febbraio 2017



NAPOLI - Nuovo capitolo nella vicenda dei lavoratori bengalesi che tre anni fa denunciarono la loro condizione di schiavitù in alcune fabbriche di Sant’Antimo. Il gruppo fu portato in Italia con l’inganno da una banda, dopo aver pagato tra i 10.000 e i 15.000 euro a testa in cambio di una promessa di permesso di soggiorno e di un lavoro ben retribuito. La realtà fu ben diversa. Insieme a molti altri connazionali, furono segregati con violenza e ridotti in una condizione di semischiavitù in alcuni capannoni tra Sant’Antimo e Casandrino. I passaporti furono sequestrati dagli aguzzini mentre i giovani immigrati, pagati circa 300 euro al mese, erano costretti a lavorare per 17-18 ore al giorno fino al sabato incluso, e persino la domenica dalle 7.30 alle 14 o alle 19 con le porte chiuse a chiave dall'esterno.

Del caso si interessò l’Associazione antirazzista e interetnica 3 Febbraio. Il supporto degli attivisti si rivelò decisivo per convincere i bengalesi a denunciare gli sfruttatori che furono poi arrestati mentre le fabbriche furono poste sotto sequestro. Mercoledì 8 e giovedì 9 febbraio si svolgerà a Napoli l’incidente probatorio richiesto dal pm De Marco, al fine di ottenere la testimonianza delle parti offese e cristallizzare le accuse in vista del futuro dibattimento e velocizzare i tempi del processo. I lavoratori bengalesi saranno sentiti formalmente come testimoni davanti al gip del tribunale di Napoli, De Stefano, in contraddittorio tra accusa e difesa.