Venerdi 18 agosto 2017 22:08

Sanità Campania, i magistrati contro la Procura: «Non spetta a noi ordinare tagli agli esuberi»




NAPOLI - Non spetta ai giudici il taglio degli stipendi di primari e dirigenti ospedalieri della Campania considerati in esubero poiché al di fuori degli standard imposti dalla spending review, bensì ai manager della sanità. Il responso arriva dopo l'invito avanzato dalla Corte dei Conti all'attenzione dei magistrati campani, per fare in modo che non si verificassero sprechi come quello di 16 milioni registrato fra il 2014 e il 2015. Anche i magistrati sono d'accordo con la tesi che «Lo sperpero continua» ma non spetta a loro operare i tagli, a causa di un «difetto assoluto di giurisdizione». Inoltre, «Allo stato, sulla base di una valutazione sommaria della documentazione - si legge nell'ordinanza di 61 pagine - non appare ipotizzabile una colpa grave». Quel che manca è una sintonia fra le interpretazioni che la Procura e i magistrati danno al decreto sui tagli firmato dall'ex-governatore Stefano Caldoro. Stando al testo emanato ieri, «la Procura muove da un presupposto errato», ossia nel «ritenere che tutte le aziende sanitarie campane avrebbero dovuto (entro il 10 giugno 2013) sciogliere e far cessare tutti gli incarichi dirigenziali in essere, prevista identificazione di strutture in esubero o inutili». A far problema è la data di scadenza, non è possibile gestire un lavoro di una tale enormità in un arco di tempo relativamente breve, proprio a causa «dell'esistenza delle gravi criticità che hanno determinato il commissariamento». Infatti il decreto all'epoca fu firmato il 10 febbraio 2013, solo quattro mesi prima. Non bisogna dimenticare, sottolineano i giudici, che già nel 2013 ci fu una revoca di alcune decine di incarichi dirigenziali. Un provvediment che diede inizio «com'è presumibile immaginare, ad un contenzioso destinato a durare anni e che produrrebbe ulteriori danni all'Amministrazione» che si troverebbe costretta a risarcire dirigenti e primari per eventuali danni patrimoniali, i quali potrebbero iniziare a fare ricorso. Inoltre «Le svariate aziende evocate in giudizio dalla Procura regionale non sono in uno stato di immobilismo assoluto - continua l'ordinanza - Non siamo dinanzi ad un'Amministrazione elefantiaca pietrificata, ma al cospetto di Aziende che hanno attivato i complessi processi riorganizzativi finalizzati alla riduzione della spesa (la stessa Procura regionale menziona i tavoli e gruppi di lavori costituiti in seno ad ogni Amministrazione evocata)». Per non parlare della questione dei diritti fondamentali che, secondo i magistrati, in casi come quelli che riguardano servizi quali la sanità, la sicurezza, la scuola, la giustizia eccetera, non è possibile trattare rispettando logiche e «criteri automatici e meccanici del tipo di quelli invocati dalla Procura regionale». Perciò, si legge nell'ordinanza firmata dai magistrati «fermi restano gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica connessa alla sanità, i tagli di strutture e personale e gli accorpamenti dei reparti e delle unità devono essere sempre effettuati considerando anche gli obiettivi primari di tutela della salute pubblica e dell'utenza, nonché la funzionalità dell'azione amministrativa sanitaria, attraverso decisioni rimesse alle scelte discrezionali delle Aziende sanitarie, che nel rispetto degli indirizzi regionali, dovranno valutare in concreto tutti gli interessi in gioco, identificando le misure organizzatorie necessarie». ©Riproduzione riservata