Mercoledi 20 settembre 2017 00:35

Bonifica a Bagnoli, 90 giorni per la maxi perizia: accerterà eventuali responsabilità




NAPOLI - La sesta sezione penale del Tribunale di Napoli, presieduta da Sergio Aliperti, ha fatto finalmente il nome del perito che dovrà pronunciarsi sul caso Bagnolifutura e sulla mancata bonifica - costata 107 milioni di euro - imputata dalla Procura ai dirigenti dell'ex-partecipata comunale che operava a Bagnoli. La nomina è ricaduta su Claudio Galli, un geologo milanese che gestisce il suo studio a Treviso, dove lavorerà per tutto il tempo dell'incarico, senza effettuare alcun sopralluogo o prelievo dei terreni, dovendo unicamente passare al vaglio, per poi esprimere un giudizio, le carte che verranno inviate dalla magistratura. Una scelta a dir poco insolita, se si pensa al fatto che un'analisi basata sulla sola documentazione cartacea potrebbe anche dar vita a pareri affrettati. Ad ogni modo, si potrebbe aspettare fino a 90 giorni prima di ottenere la risposta definitiva del geologo, col quale, intanto, è stato fissato un primo appuntamento il 26 settembre prossimo nello suo studio, naturalmente a Treviso. Il processo, che vede imputate a vario titolo 19 persone, era fermo in attesa di questa maxi-perizia, che avrà il valore di consulenza professionale su una serie di quesiti posti dai pm. Il fulcro delle domande a cui dovrà dar risposta Galli gira attorno a due questioni fondamentali: in primo luogo, si tratta di stabilire se le variazioni al progetto di Bagnolifutura furono realmente necessarie, se furono eseguite indagini integrative al piano della caratterizzazione, con annessa la necessità di una differenziazione del lavoro di bonifica e se, infine, le analisi dell'Arpac furono estese anche alle indagini integrative. In secondo luogo, si tratta di stabilire la qualità e la congruenza ai costi e alle leggi del lavoro di bonifica: in pratica, se si sia trattato di un lavoro nel quale si sia fatto o meno caso alla differenziazione dei rifiuti speciali, se questi abbiano contaminato, oltre al suolo, anche la falda acquifera - e quindi anche le acque del litorale - e, infine, se questa operazione , così come è stata eseguita, abbia determinato un danno alla salute delle persone e peggiorato la situazione preesistente. Naturalmente l'ex-area Italsider resta sotto sequestro, con tutti i vincoli che il provvedimento prevede, compreso quello che stabilisce che ogni sopralluogo - quand'anche si trattasse della cabina di regia voluta dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi - può aver luogo esclusivamente previa autorizzazione delle autorità giudiziarie.