Giovedi 23 novembre 2017 23:10

Camorra, «uccidiamo i bimbi nelle culle»: la minaccia per pagare la latitanza di un membro del clan di Secondigliano




NAPOLI - «Apparteniamo all'alleanza di Secondigliano e uccidiamo i bambini nelle culle». E' la frase che alcune delle sei persone arrestate oggi dal Gico della Guardia di Finanza hanno usato per costringere un liquidatore del Fondo di garanzia per le vittime della strada di Napoli a firmare una quietanza di pagamento da 12mila euro per un sinistro stradale. Il funzionario, pesantemente minacciato dagli indagati che fecero specifici riferimenti alla moglie e ai figli, fu costretto a firmare il documento. Da quanto accertato, i soldi sono stati usati per favorire la latitanza di un elemento di spicco del clan Abete-Abbinante-Notturno di Secondigliano, arrestato dal Gico il 21 dicembre del 2012, qualche mese dopo l'omicidio di Pasquale Romano, vittima innocente uccisa per errore a Marinella il 15 ottobre del 2012, in quanto scambiato per un appartenente al clan di via Vanella Grassi. © Riproduzione riservata