Lunedi 23 ottobre 2017 15:29

Antimafia, il pm sul boss a bordocampo: «Massima collaborazione dal Napoli»
Il sostituto procuratore della Dda di Napoli, Enrica Parascandolo, ha fatto chiarezza sulla presenza di Antonio Lo Russo a bordocampo in occasione delle partite allo stadio San Paolo

11 aprile 2017



ROMA - La presenza di Antonio Lo Russo a bordocampo durante le partite del Napoli al San Paolo «era tutt'altro che occasionale». Il figlio del capoclan Salvatore Lo Russo accedeva al campo per destinazione grazie ad un pass da giardiniere. Lo ha spiegato il sostituto procuratore della Dda di Napoli Enrica Parascandolo durante l'audizione dinanzi alla Commissione Antimafia nell'ambito dei lavori del Comitato Sport e Mafia. Antonio Lo Russo, dallo scorso novembre collaboratore di giustizia, fu notato a bordocampo il 10 aprile 2010 in occasione della partita Napoli-Parma.

La pm ha precisato che la sua presenza è documentata in diverse partite tra febbraio e aprile ma, all'epoca dei fatti, «non era ancora latitante, la latitanza comincerà il 5 maggio». Il magistrato ha riferito all'Antimafia di aver riscontrato  massima collaborazione della Società Calcio Napoli «che ha messo a disposizione nostra, della Procura Federale e della Dia tutta la documentazione sulle persone che avevano accesso a bordo campo nel campionato 2009-2010».

I rapporti tra Lo Russo e Lavezzi

Il pm Parascandolo ha snocciolato dinanzi la Commissione le dichiarazioni rese da Antonio Lo Russo in Procura. «Ci ha raccontato che Lavezzi aveva interesse che i tifosi delle due curve esponessero uno striscione in suo favore del tipo 'Lavezzi non si tocca'. Le due curve rispecchiano diverse provenienze territoriali dei clan: in curva B ci sono gruppi provenienti dalla periferia come quello di Lo Russo, in curva A invece del centro città». «Lo Russo - prosegue la dottoressa - ci ha rivelato che grazie al suo intervento fu possibile, nonostante le rivalità tra i clan, esporre lo striscione in entrambe le curve. In cambio Lavezzi promise che non sarebbe andato a un'altra società italiana come Juventus o Inter ma solo all'estero come poi è accaduto».

Il magistrato ha spiegato anche la natura dell'amicizia tra Lo Russo e Lavezzi: «Ci ha detto di averlo conosciuto grazie ad un ristoratore, circostanza che differisce da quanto dichiarato sotto giuramento dal giocatore. Ci ha detto di essere stato presentato al giocatore come un capo ultrà, conoscenza da cui è nata un'amicizia. Lo Russo andava anche a giocare alla Playstation a casa di Lavezzi. E aveva aveva fornito al giocatore una scheda telefonica segreta».

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