Domenica 19 novembre 2017 16:48

Ucciso dall’amico a Caserta: «E’ stato un gioco finito male»




SANTA MARIA CAPUA VETERE (CS) - Nuovi passi avanti nelle indagini sull'omicidio del 20enne trovato morto in casa con un colpo di pistola alla testa, nel Rione Santa Rosalia, a Caserta. Risalgono ad oggi pomeriggio, infatti, le parole del giovane che avrebbe fatto fuoco, costituitosi alla polizia stesso nella giornata di venerdì scorso. «Non volevo ucciderlo, ci conoscevano da quando eravamo bambini. È stata una disgrazia. Pensavo che la pistola fosse scarica, l'avevo provata per gioco contro di me e non aveva fatto fuoco, mentre quando l'ho puntata contro di lui ha sparato. E io dopo per lo choc sono anche svenuto» queste le parole dell'assassino al gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, difeso dagli avvocati Mario Mangazzo e Michele di Fraia. Al momento dell'omicidio c'erano quattro persone presenti sul posto: l'assassino, suo fratello (proprietario dell'appartamento) e la vittima, anche lei con suo fratello. Così viene confermata la pista della 'ragazzata': incrociando l'interrogatorio dell'autorità giudiziaria con le parole dette dal giovane quando si è recato dalle forze dell'ordine i fatti combacerebbero. Gli inquirenti hanno appreso che la pistola sarebbe stata acquistata diversi mesi fa da un immigrato a Castel Volturno, per la cifra di 250 euro, poi nascosta nella soffitta, in casa del fratello dell'assassino. Un vezzo, un escamotage per darsi delle arie, nulla di più, questo il motivo dell'acquisto. «Venerdì  eravamo tutti e quattro a casa di mio fratello» ha confessato l'assassino della vittima, della quale avrebbero voluto «festeggiare il compleanno, che cadeva il giorno dopo». Da quel momento ha inizio l'incubo: «Dopo pranzo siamo andati a prendere la pistola in soffitta, dove l'avevo messa; quindi l'ho provata almeno 3-4 volte dopo averla scarrellata (messo il colpo in canna, ndr) - ha detto l'imputato - Ero sicuro che non fosse carica. Il mio amico era seduto sul divano, l'ho puntata verso di lui, rideva perché sapevo che scherzavo, ma l'arma ha sparato colpendolo in testa. Dopo sono svenuto; è stato mio fratello a farmi rinvenire, quindi ho gettato l'arma dalla finestra e sono scappato, per poi andarmi a costituire. Sono ancora sotto choc». Questa la ricostruzione riferita dal 19enne reo d'aver ucciso il ragazzo, che secondo gli inquirenti avrebbe restituito fedelmente l'intero scenario del macabro episodio. Alla luce di quanto scoperto, il gip Nicoletta Campanaro ha convalidato l'arresto del giovane, che dovrà rispondere dell'accusa di omicidio volontario, di detenzione d'arma da fuoco e ricettazione. ©Riproduzione riservata