Mercoledi 18 ottobre 2017 07:30

Omicidio Vincenzo, l’omicida racconta: «Mi hanno istigato ad ucciderlo»




NAPOLI - La verità sull'omicidio di Vincenzo, l'attivista gay 25enne ucciso lo scorso 7 luglio e ritrovato a pezzi il 29 luglio, a Napoli, in uno scantinato di via Scarpetta, nel quartiere Ponticelli, potrebbe trovarsi nel diario scritto dal suo carnefice in queste settimane in galera.

Come riporta Il Mattino, Ciro racconta di un istigatore morale che lo avrebbe spinto, con i suoi comportamenti, a uccidere Vincenzo. Qualcuno avrebbe piantato in lui il «seme dell'odio», quell'odio che ha covato per mesi e poi è esploso in due colpi di pistola al cuore della vittima e nel tentativo di far sparire il cadavere del ragazzo massacrandolo e sotterrandolo sotto un massetto di cemento, rifiuti e acido muriatico, in un garage a Ponticelli.

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La gelosia, quella che lo avrebbe spinto a commettere il delitto, gli sarebbe stata procurata, dunque, da terze persone. Non una sua ossessione, ma una condizione motivata dai comportamenti di altri, e da ciò che altri gli raccontavano.

Ma non solo, Ciro ha anche scritto di un complice che lo avrebbe aiutato concretamente nella fase successiva l'omicidio. Dal momento in cui è andato via da Aversa, dalla casa di Heven, con il corpo di Vincenzo chiuso dentro un sacco per la spazzatura, qualcuno lo ha aiutato.

E mentre la Procura lavora, lo stesso omicida ha fatto richiesta di una perizia psichiatrica.

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