Lunedi 25 settembre 2017 17:07

Interrogatorio per i carnefici della prostituta a Fuorigrotta: «Eravamo intontiti dall’alcool»




NAPOLI - Si fanno piccoli passi avanti nelle indagini sull'omicidio di Antonia Osaf, la prostituta ammazzata a coltellate la notte di venerdì in Via Terracina, nel quartiere di Fuorigrotta. Antonio di Perna, 19 anni, risulta essere colui che ha impugnato l'arma contro la giovane donna, un ragazzo normale che fino a qualche giorno fa lavorava in un rimessaggio. Così anche i suoi complici Raffaele Velluso, 21 anni, e Gennaro Bitonto, il primo è padre di una bambina, mentre il secondo frequenta ancora la scuola. Di Perna nella giornata di ieri non è riuscito a parlare con gli inquirenti e stamattina avrebbe detto ai suoi avvocati difensori, Gennaro Pecoraro e Andrea Imperatore, che non ricorderebbe esattamente la dinamica dei fatti, ma sarebbe certo di avere avuto con se l'arma quella notte. Secondo una prima ricostruzione dei fatti i tre erano sotto effetto di alcoolici - motivo per cui sono stati sottoposti anche ai relativi test - e quando hanno commesso l'omicidio sarebbero stati fuori controllo. In queste ore, il Pm incaricato, Clelia Mancuso, sta visionando un filmato ripreso da una telecamera di una pompa di benzina poco lontana dal luogo del delitto. Quello che è emerso finora dalla registrazione vedrebbe coinvolti i tre ragazzi nelle seguenti modalità: arrivati con la loro auto in Via Terracina, si sarebbero fermati vicino ad alcune prostitute. Dall'auto sarebbero scesi solo Velluso e Bitonto. Da questo momento è successo tutto molto velocemente, le prostitute avrebbero allontanato i due perché probabilmente erano troppo ubriachi, quando all'improvviso è intervenuta Antonia, ciò ha scatenato la reazione di Di Perna che prima è sceso dall'auto, poi sarebbe tornato indietro per prendere qualcosa - gli inquirenti pensano che si tratti dell'arma del delitto - avvicinarsi alla vittima che cade per terra, mentre gli altri due le hanno strappato via la borsa - in questo punto i filmati sono poco chiari e gli inquirenti stanno cercando di migliorare le immagini per poter fare maggiore chiarezza. «Avvocato, ma noi non volevamo fare una rapina, volevamo andare a prostitute. E quella ragazza non l’abbiamo accoltellata: non potevamo mai pensare che andasse a finire così» hanno detto Velluso e Bitonto durante il colloquio con l'avvocato che si occuperà della difesa, Michele Sanseverino, durante il quale è emersa una versione contrastante con quella ricostruita finora dagli inquirenti: nella serata di venerdì avrebbero incontrato Antonio di Perno in un bar di Pozzuoli. A fine serata, il ragazzo gli avrebbe chiesto un passaggio in auto per tornare a casa. Poi, sulla strada del ritorno, si è consumata la tragedia. I tre non si sarebbero resi conto che Antonia fosse morta e sono scappati via, Bitonto è tornato a casa sua, mentre Velluso è andato a dormire a casa di Di Perna. Solo il giorno dopo, tramite le notizie che impazzavano sul web, avrebbero appurato di aver tolto la vita alla ragazza. Il primo a mobilitarsi è stato Velluso che ha contattato immediatamente la famiglia, con la quale si è incontrato poco dopo e che lo ha convinto a costituirsi. Più tardi, anche la madre di Di Perna è riuscita a farlo costituire. Proprio in quelle ore, la Polizia ha trovato il coltello presumibilmente usato da Di Perna ancora insanguinato in un'aiuola di Via Cintia, poco lontano dal luogo del misfatto. L'arma è stata consegnata alla Polizia Scientifica che, guidata da Fabiola Monconi, sta esaminando l'area in cerca di tracce dei tre giovanissimi. ©Riproduzione riservata