Domenica 24 settembre 2017 01:44

Scontro tra Libera e il pm Maresca «C’è chi la sfrutta per i suoi fini». Don Ciotti «Sconcertante, lo denuncio»




NAPOLI - E' scontro tra don Luigi Ciotti, fondatore dell'associazione Libera, e il pm Catello Maresca, sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, a seguito delle dichiarazioni di quest'ultimo rilasciate a Panorama, in edicola giovedì, sull'associazione antimafia definita incompatibile al lavoro dell'antimafia. Queste le parole «Se un’associazione, come Libera, diventa troppo grande, se acquisisce interessi che sono anche di natura economica, e il denaro spesso contribuisce a inquinare l’iniziale intento positivo, ci si possono inserire persone senza scrupoli che, approfittando del suo nome, fanno i propri interessi. Libera gestisce i beni attraverso cooperative non sempre affidabili. Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale». «Libera è stata ed è un’importante associazione antimafia - spiega il pm - Ha svolto e svolge un ruolo fondamentale nella lotta alle mafie, affiancandosi alle istituzioni dello Stato, ha contribuito a creare la consapevolezza e la convinzione che si potevano sconfiggere. Però bisogna constatare che, purtroppo, con il tempo, a questo spirito iniziale esclusivamente volontaristico si sia affiancata un’altra componente, che potremmo definire pseudo imprenditoriale. Questo ha comportato, in alcune zone del Paese, come la Sicilia, che persone lontane dai valori iniziali, abbiamo potuto approfittare della fama di Libera per cercare di curare i loro interessi. Questo ha fatto sì che si snaturasse, in certi luoghi, il reale valore dell’intervento di Libera per fare posto a soggetti non sempre affidabili. Questa pseudo antimafia è incompatibile con lo spirito iniziale». Dunque, secondo Maresca, l’agenzia nazionale per i beni confiscati non riesce a espletare il compito che le è stato affidato. «A mio parere - continua - bisognerebbe incidere sulla normativa che prevede la destinazione dei beni confiscati, tenendo conto di quelli che possono e che devono avere un valore simbolico nella lotta alla mafia e quelli che invece non lo hanno e che vanno quindi venduti. Scremando questo mare magnum di beni, se da 15mila diventano mille, questi possono essere distribuiti in maniera più ampia tra le diverse associazioni e a quel punto avere anche la possibilità di controllarne la gestione e il vero utilizzo sociale. Questo comporterebbe un vantaggio per tutte le serie organizzazioni antimafia, come Libera» Immediata la reazione di don Ciotti che senza troppi giri di parole ha replicato «Noi questo signore lo denunciamo, abbiamo deciso di farlo. Uno tace una volta, due volte, tre volte, ma poi si pensa che siamo nel torto. Quando viene distrutta la dignità di migliaia di giovani è dovere ripristinare verità e chiarezza». «Le dichiarazioni di questo magistrato sono sconcertanti - ha aggiunto - chiedo che ci sia verità e giustizia in questo Paese. Oggi è in atto una semplificazione per demolire il percorso di Libera con la menzogna. Ci possono essere degli errori, si può criticare, ma non può essere calpestata la verità. Libera gode di buona salute». A prendere le difese di don Ciotti il presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi sostenendo «Le affermazioni del pm Maresca sono offensive che non mi sento minimamente di condividere, accuse assolutamente gratuite e infondate». «Questo nostro lavoro, di cui non mi sfugge la difficoltà - continua la Bindi - lo abbiamo intrapreso nell’ottica di rilanciare l’antimafia, non per delegittimarla. Per fare questo bisogna fare opera di verità, avendo il senso del limite. Credo che sia doveroso smascherare o contribuire a smascherare ambiguità se ci sono e impedire che ci siano processi di delegittimazione». © Riproduzione riservata