Venerdi 24 novembre 2017 00:49

Cantone agli studenti del Genovesi: «Contro la camorra non servono carri armanti o l’Esercito»
Per Cantone levare i figli ai boss rappresenta il fallimento dello Stato. «Se togli un bambino in fasce è un conto se lo levi a 8 o 10 anni rischi di fare peggio. E' importante, invece, far vedere che in quel contesto c'è altro e non solo violenza»

13 febbraio 2017



NAPOLI - «Pensare di andare con i carri armanti o inviare l'Esercito in determinate zone è sbagliato». Lo ha detto Raffaele Cantone, presidente dell'Anac, che ha incontrato stamani i ragazzi del liceo Genovesi di Napoli, rispondendo alle domande degli studenti. Cantone ha portato l'esempio di quartieri a rischio evidenziando che «è colpa anche delle istituzioni che in certe zone sono assenti tranne che per le campagne elettorali, con microfoni e telecamere al seguito, salvo dimenticare appena dopo la campagna elettorale».

Parlando di Napoli, Cantone ha ribadito la sua intenzione di «non andare via da questa città. Tutto quello che sono riuscito a fare l'ho ottenuto grazie a questa città, piena di problemi, ma anche di spunti».

«Figli tolti ai boss? E' il fallimento dello Stato»

Rispondendo ad una domanda sull'eventualità di togliere i figli ai boss, Cantone ha risposto: «Resto molto perplesso rispetto a questo tipo di alternativa e credo che questi esperimenti siano la prova del fallimento dello Stato, delle istituzioni, che utilizzano come al solito delle scorciatoie perché non sanno come intervenire sull'ambiente. Lo Stato - ha aggiunto - utilizza una scorciatoia per non fare la sua parte, cioè lo Stato interviene sulla parte più debole, il bambino, perché ammette di non essere in grado di fare nulla sull'ambiente. Per questa vicenda ho molte perplessità perché è una di quelle questioni che, dal punto di vista umano ed etico, mi lascia molti dubbi. Proviamo a capire qual è, invece, il senso della norma e anche le conseguenze. Se si nasce in un contesto di un certo tipo per quella persona è naturale cioè non ha la possibilità di capire che non è così».

A questo il presidente dell'Anac ha portato l'esempio di com'era Scampia: «Quei ragazzi che, avendo genitori arrestati e che vedevano le divise arrivare a casa alle 05:00 del mattino, a fare le perquisizioni e vedevano che portavano via i genitori, che cosa pensano delle divise? Tutto il peggio possibile - ha proseguito - Al limite avranno visto che sono entrati sfondando per esempio le porte, facendo perquisizioni anche in modo violento, magari hanno lanciato in aria anche i giochi dei bambini. Che cosa pensano quelle persone, quelle che sono nate in quei contesti dove si dà per scontato, per esempio, come nel caso del figlio di un boss che può guadagnare sfruttando, senza lavorare, che si possono fare soldi vendendo la droga? C'è il rischio che sia un percorso segnato». «Quindi sotto questo profilo il provvedimento ha il suo senso, però, è davvero giusto scegliere e togliere quello che è la cosa più bella che è il rapporto genitori-figli, in modo così violento in una logica unilaterale dello Stato? Si è sicuri davvero che, quel ragazzo, raggiunti i 18 anni, non veda questa cosa come un'altra vessazione? Non avrà forse l'immagine di uno Stato come uno Stato che sa solo punire?».

«Se togli un bambino in fasce è un conto se lo levi a 8 o 10 anni rischi di fare peggio - ha spiegato - Se guardiamo esperienze positive che ci sono anche a Napoli, per esempio ragazzi della Sanità che hanno messo in piedi una banda, forse quella è la chiave di lettura: cioè non provare a fare operazioni che ti levano direttamente dal contesto, ma far vedere che in quel contesto c'è altro». «Se io dovessi dire tra le due opzioni - ha concluso - ritengo preferibile seguire questa strada».

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