Giovedi 14 dicembre 2017 01:32

Acerra, l’analisi del Cnr: «Il traffico inquina più del termovalorizzatore». Contesta il vescovo: «E’ di parte»




ROMA - «Nel territorio di Acerra il traffico e il riscaldamento sono le cause di maggiore inquinamento dell'aria mentre il contributo del termovalorizzatore è "trascurabile", perché produce emissioni ampiamente al di sotto dei limiti di legge». A giungere a questa conclusione è uno studio condotto dall'Istituto sistemi agricoli e forestali mediterranei (Isafom) del Cnr, presentato questa mattina a Roma. Il rapporto indica che «le emissioni da traffico rappresentano il fattore di maggior pressione, in particolare a sud di Acerra, nell'area metropolitana di Napoli e in corrispondenza della fitta rete stradale che attraversa il dominio locale. Importanti sono pure le emissioni da riscaldamento, del porto di Napoli e di alcune industrie, mentre molto contenuto è il contributo dovuto alle emissioni del termovalorizzatore». Così la ricerca descrive per la prima volta lo stato complessivo dell'aria nel territorio di Acerra e più in generale della Campania valutando, nello specifico, il contributo del termovalorizzatore. In sostanza, secondo l'analisi Isafom del Cnr il biossido di azoto, che ha superato il limite annuale di protezione della salute, è dovuto alle emissioni da traffico essendo il contributo massimo del termovalorizzatore di Acerra inferiore allo 0,75% del valore limite. Per il particolato i valori massimi di ricaduta dei quattro comparti più rilevanti (trasporto su strada, trasporto marittimo e aeroportuale, riscaldamento ed industria) sono compresi tra il 40 ed il 57% del valore limite, mentre le concentrazioni dovute al termovalorizzatore di Acerra sono ovunque inferiori allo 0,1% del valore limite. «Per questo inquinante - sottolineano i ricercatori - resta tuttavia da quantificare l'apporto delle sorgenti non ufficialmente censite e delle combustioni incontrollate all'aria aperta, che lo studio indica come potenzialmente rilevanti». Inoltre per i microinquinanti, il termovalorizzatore di Acerra contribuisce in misura inferiore allo 0,2% rispetto ai valori limite per i metalli, per gli Ipa l'impatto è di mille volte inferiore al limite riferito al solo benzo-a-pirene e per le diossine l'impatto del termovalorizzatore è cento mila volte inferiore rispetto al valore guida suggerito dall'Oms. Inevitabile la polemica come quella del vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, che in una lunga lettera ha messo nero su bianco la sua contestazione supponendo che lo studio sia di "parte". «Ancora una volta si vuole evitare un confronto serio con la partecipazione della gente sul termovalorizzatore e sul controllo dello stesso, ancora una volta si è persa l'occasione di un confronto con la città, ancora una volta si perde l'occasione per riconciliare la stessa con uno strumento che le è stato imposto a suo tempo. Dispiace dirlo ma lo studio del Cnr, rimane ancora uno studio "di parte": da chi è stato finanziato? Con quale partecipazione di esperti provenienti dalla cittadinanza di Acerra? Ancora una volta il modo di affrontare il problema non convince». «Qui non si tratta di opposizione pregiudiziale e ideologica - ha proseguito Di Donna - ma del bisogno di fare chiarezza o quella operazione-verità necessaria a recuperare fiducia. La gente muore e non sa perché e continua a non essere partecipe». © Riproduzione riservata