Martedi 21 novembre 2017 03:22

Sgombero del campo rom in via Gianturco, The Independent accusa il Comune: «Violati i diritti umani»




NAPOLI - Lo sgombero del campo rom in via Gianturco, a Napoli, avvenuto lo scorso 7 aprile, è finito sotto la lente di ingrandimento di Amnesty International che aveva inviato da Londra una propria delegata, Catrinel Motoc. Questa aveva denunciato le modalità di sgombero avvenute senza rispettare la comunità in primis per le intimidazioni ricevute dagli abitanti da parte della polizia municipale che aveva provveduto alla svuotamento del campo ancor prima del provvedimento e in secondo luogo per le tempistiche. Per la Motoc lo sgombero si sarebbe effettuato in anticipo rispetto alla data di scadenza prevista.

A distanza di due mesi il quotidiano inglese The Independent ha ripreso il documento-denuncia di Amnesty International per raccontare come i rom che abitavano in quel campo sono rimasti senza un posto dove dormire vista anche l'offerta del Comune di alloggi solo per 140 persone su 1300 che vivevano nel campo di via Gianturco.

Il reportage inizia con la storia di Petrica, 31anni, che dal giorno dello sgombero vive in auto con sua moglie e una bimba di 18 mesi e racconta della difficoltà nel dormire: «The baby is often crying at night, which is hard in such a tiny space. When we are all so close it means we cannot sleep easy», si legge. Ma la giovane famiglia non trova solo difficoltà quando è ora di riposare ma anche cucinare un pasto caldo per sostenersi è diventato impossibile non avendo accesso ad una cucina: «E' difficile, non è come stare a casa (It is difficult, it’s not at all like being at home)», ha spiegato Petrica.

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L'articolo poi continua con la storia di Alex, 13 anni, anche lui ex residente del campo rom di via Gianturco. Dal giorno dello sgombero vive insieme al papà e alla mamma alla Stazione Centrale. Il racconto sul quotidiano inglese continua con la storia di Viorica, 17 anni, che insieme alla mamma è fuggita a Forcella da alcuni parenti in un'abitazione di fortuna. Ma la loro è una permanenza momentanea visto che sono in sette in un bilocale. Viorica ricorda con molta tristezza il giorno in cui vennero le autorità per procedere con lo sgombero del campo. «E' stata dura lasciare il campo dopo cinque anni. E' stata molto brutta come cosa. Mi sono spaventata, tutto sembrava strano. (It was hard to believe that we had to leave that place. After five years, you can imagine. It was a very ugly thing, what they did to us. I got scared a bit, it all felt somehow strange)». Viorica viveva nel campo da quando aveva 12 anni. «Quando sono venuti - spiega la 17enne - ci hanno detto di andare via, che quello non era il posto per noi. Mi sentivo come se volessero dire che non Gianturco, ma Napoli non era per noi. (They came and they told us to get out, because we could not stay there, they said that this was not a place for us. I felt like they meant not just Gianturco, but that this place, Napoli, Italy was not for us)».

Queste sono solo alcune testimonianze che raccontano l'altra faccia della medaglia sulla questione dei rom e dei campi dove vivono, sul problema dell'accoglienza e sulle scelte del Comune di Napoli accusato, insieme ad altre associazioni, dal giornale inglese di aver violato i diritti umani non avendo fornito la giusta assistenza a tutti i rom che risiedevano nel campo. Come scrivono i due giornalisti che si sono occupati del reportage, il Comune è reo di aver offerto una sistemazione, quella in via del Riposo, in un piazzale pieno di container, abitato solo da rom, recintato da reti metalliche e circondato da mura pieno di scritte razziste contro le persone che lo abitano.

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