Giovedi 23 novembre 2017 14:05

Strage di Secondigliano, gravissimo il vigile ferito




NAPOLI - Sono gravi le condizioni fisiche in un cui riversa di Vincenzo Cinque, il vigile rimasto gravemente ferito nella sparatoria di Secondigliano dove Giulio Murolo in preda da un raptus di follia ha ucciso il fratello Luigi, 52 anni, la cognata Concetta Uliano, 51 anni, il vicino di casa, Francesco Bruner, capitano della polizia municipale e un passante sul motociclo, Luigi Cantone, 56 anni, cuoco al Convitto nazionale di piazza Dante, e ferito altre sei persone tra le quali Vincenzo Cinque. Dalla direzione sanitaria della Asl Napoli 1 fanno sapere che il vigile è ricoverato al San Giovanni Bosco «Il paziente - ha spiegato Ernesto Esposito, direttore generale della Asl Napoli 1 - ha un emocromomo molto basso e le sue condizioni sono preoccupanti». Cinque comunque non sarà sottoposto ad intervento chirurgico in quanto dall'esame della tac a cui è stato sottoposto questa mattina è stata evidenziata la possibilità di non effettuare ulteriori operazioni. Cinque resta, dunque, in prognosi riservata in rianimazione e in coma indotto. «Le sue condizioni - ha aggiunto il direttore generale della Asl Napoli 1 - sono stabili. Gli esami a cui è stato sottoposto il paziente hanno evidenziato il miglioramento di alcuni parametri vitali. Il quadro prognostico, considerando le sue condizioni, può essere letto come favorevole». Diverso e più rassicurante è il quadro clinico degli altri feriti le cui condizioni non vengono giudicate preoccupanti. Ma chi Giulio Murolo, l'infermiere di 48 anni all'apparenza innocuo e pacifico ma che in realtà è stato capace di una strage del genere in un momento di follia pura scatenata per di più da futili motivi? E' un infermiere appassionato di armi e di caccia. Freddo, silenzioso e introverso. Ci sarebbero vecchi dissapori con il fratello e la cognata, legati forse ad un eredità, all'origine dei complessi rapporti familiari esplosi in un raptus. Titolare di una licenza di tiro, Murolo non soffre, secondo i primi elementi raccolti dagli investigatori, di disturbi psichici. In casa deteneva fucili da caccia ed altre armi, tutte regolarmente denunciate. Con il fratello, Luigi, 52 anni, e la cognata Concetta Uliano, 51, i rapporti erano pessimi. La coppia, che aveva due figli minorenni, viveva nella stessa palazzina a due piani. In comune con l'abitazione dell'infermiere c'era un ballatoio. E proprio un filo per i panni steso sul ballatoio sarebbe stata la miccia che ha fatto scattare la strage. La personalità dell'infermiere, che lavora nel reparto di chirurgia toracica, dell'ospedale Cardarelli è ancora da decifrare. «Mai ricevute segnalazioni negative sul suo conto - ha detto il direttore sanitario dell'ospedale Franco Paradiso - non lo conoscevo bene». I colleghi di lavoro lo definiscono come persona silenziosa e introversa, ma nessuno ha mai ravvisato in lui segni di squilibrio. Freddo, semmai, così come si è manifestato agli uomini in divisa ai quali si è arreso, senza opporre resistenza e senza dire una parola dopo i 40 minuti trascorsi al telefono con un operatore del 113 che lo ha indotto ad arrendersi. «Si è chiuso nel silenzio - ha raccontato in una conferenza stampa il questore di Napoli Guido Marino, affiancato dal comandante provinciale dei carabinieri Antonio De Vita - durante le telefonate con l'operatore del 113 è apparso naturalmente in stato di eccitazione, ma non di alterazione psichica». Almeno 16 i colpi di fucile esplosi da Murolo, tanti i bossoli ritrovati dalla polizia, ma la ricostruzione della scientifica, definita «molto complessa» è ancora in corso. © Riproduzione riservata