Malata di Sla in ospedale a Giugliano da due mesi, mancano gli infermieri per l’assistenza domiciliare. L’appello del figlio: «Aiutateci»

17 novembre 2016

GIUGLIANO IN CAMPANIA (Na) - È ricoverata da due mesi nell'ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli. Per una serie di complicanze e di lungaggini buricratiche, non riesce ad essere dimessa per fare ritorno a casa e ricevere a domicilio le cure mediche di cui necessita. Vittima dell'ennesimo caso di disorganizzazione del sistema sanitario italiano una donna malata di Sla, i cui familiari tentano invano da più di un mese di riportarla a casa: manca, infatti, il coordinamento tra gli infermieri che dovrebbero assicurarle l'assistenza domiciliare.

«Mia madre - spiega il figlio della donna - è stata ricoverata il 19 settembre a seguito di problemi respiratori. Da allora è in rianimazione. Dopo i primi interventi stava bene, poi a causa della lunga permanenza in quella stanza è stata colpita da varie infezioni». Superati i problemi legati allo stato di salute della donna sono iniziati quelli di carattere burocratico, per la mancanza di infermieri che possano prestarle assistenza medica a domicilio. La situazione non accenna a sbloccarsi, e più la paziente resta in ospedale più aumenta il rischio di nuove infezioni e complicanze.

La vicenda è noto anche all'Asl Napoli 2 Nord, dove il direttore sanitario Virginia Scafarto commenta: «L’ospedalizzazione domiciliare è un servizio estremamente delicato perché comporta implicazioni cliniche, umane e organizzative importanti. Assistere un paziente complesso a casa richiede professionisti qualificati, addestramento dei familiari nella gestione di procedure invasive, adeguamento degli spazi di vita a macchinari che in ospedale sono presenti tipicamente nei reparti di rianimazione. Per questa ragione, ogni paziente richiede progetti di assistenza personalizzati che possono implicare tempi di trasferimento da una struttura ospedaliera a un’abitazione anche di diversi giorni».

Dal canto loro i familiari della donna chiedono di poterla riportare quanto prima a casa, evitando di esporla per altri giorni a rischi inutili che andrebbero a complicare ulteriormente il suo già precario quadro clinico. «Mia mamma deve tornare a casa - conclude il figlio - Aiutateci».

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