Venerdi 24 novembre 2017 01:06

Sanità, i sindacati dei medici si incontrano a Napoli sotto lo slogan “Vertenza Salute al Sud”

20 febbraio 2016



NAPOLI - Grande partecipazione all'iniziativa "Vertenza Salute al Sud" organizzata dalle principali sigle sindacali dei camici bianchi per dire no allo smantellamento della sanità pubblica intrapreso dal Governo Renzi ed invocare la garanzia di uguali livelli di assistenza sanitaria per tutti gli italiani e la tutela della professionalità dei medici «penalizzata dal ruolo preponderante della politica in ambito sanitario».

La mobilitazione, programmata in vista dello sciopero indetto per i prossimi 17 e 18 marzo, ha riunito centinaia di medici e cittadini all'interno della Stazione marittima, dove il segretario nazionale del sindacato dei medici (Cimo), Riccardo Cassi, ha chiesto a gran voce la costituzione di «un tavolo che veda insieme Governo, rappresentanze dei medici e Regioni che sfuggono al confronto, sebbene sia indiscutibile che la sanità italiana è frammentata in 21 sistemi regionali, situazione che ha aggravato il divario Nord-Sud ancora più marcato in quelle regioni del Meridione in cui ci sono i piani di rientro». Tra i tasti dolenti esaminati nel corso della manifestazione, grande attenzione al blocco del turn over che, secondo i dati forniti dai sindacati, impedirà di sostituire le 30mila unità pronte ad andare in pensione entro la fine dell'anno. Così facendo, secondo Cassi «si andrà verso una gravissima caduta dell'assistenza e più tempo si aspetta ad immettere nuove forze e più la situazione sarà grave».

«Vorremmo dire al Governo che la sanità pubblica è una grande infrastruttura sociale e civile che oggi è a rischio collasso: crediamo che la sanità pubblica dovrebbe avere un ruolo di primo piano nell'agenda politica del Paese e invece assistiamo a un progressivo definanziamento, a una crescente burocratizzazione e a una limitazione all'accesso alle cure». Queste le dure parole pronunciate da Costantino Troise, segretario nazionale Anaao Assomed, che si unisce al coro unanime delle sigle sindacali di settore contro la politica messa in campo dal Governo, accusato di «disinteresse» verso il tema della salute dei cittadini.

Le ultime statistiche parlano di una fetta pari al 10% dei cittadini italiani che rinuncia alle cure a causa di difficoltà economiche, numeri destinati ad aumentare con l'entrata in vigore del decreto sull'appropriatezza, il cui testo stabilisce che 203 analisi e prestazioni non saranno più erogate dal Servizio sanitario nazionale «se non limitatamente ad alcune patologie e condizioni». Aumentano inoltre i ticket sui farmaci, raggiungendo anche soglie del 4,5%, con pesanti ricadute sui cittadini che vivono in zone a rischio o che dispongono di un basso potere di acquisto. Il rischio, secondo le sigle sindacali mediche, è quello di «una deriva privatistica del sistema sanitario nazionale, intenzione resa ancora più scandalosa perché fatta con i soldi pubblici», da quì l'invito alla politica «a non nascondersi dietro una narrazione mediatica e a dire in modo chiaro che tipo di sanità vuole e quali risorse intende destinare».

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