Venerdi 17 novembre 2017 20:03

La camorra tentò di truccare il concorso in polizia penitenziaria per controllare le carceri?




ROMA - La camorra ha tentato di truccare il concorso per la selezione di 400 agenti di polizia penitenziaria, in modo da far assumere propri uomini e prendere il controllo delle carceri. E' la tesi bomba avanzata da "Il Messaggero" in seguito alla sospensione della selezione ad opera del Dap dopo che 88 concorrenti sono stati trovati durante le prove con radiotrasmittenti, auricolari, bracciali con le risposte ai quiz, cellulari contraffatti, cover dei telefonini con le soluzioni. Il concorso si è tenuto a fine aprile alla Fiera di Roma, sulla Portuense. Le indagini sul fatto sono coordinate dal procuratore aggiunto Michele Prestipino. L'OMBRA DELLA CAMORRA - I sospetti che dietro i tentativi di imbroglio ci fosse la camorra sono sorti in seguito agli interrogatori degli aspiranti agenti beccati in fallo. Sono stati fatti nomi di terze persone che hanno portato gli inquirenti a costruire un teorema di questo tipo. Le verifiche sono ancora all'inizio ma Prestipino, riferisce Il Messaggero, potrebbe decidere in tempi strettissimi di modificare in associazione mafiosa il reato nel fascicolo inizialmente aperto per falso e tentata truffa. Si indaga anche su eventuali talpe nel Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Pare che le cifre pagate per avere in anticipo le soluzioni ai test siano arrivate fino a 25mila euro. Non una semplice mazzetta ma cifre che un normale concorrente, con la licenza media, difficilmente può permettersi. LA RISPOSTA DEL DAP - Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, in una nota, ha precisato di essersi «mosso con tempestività ed estremo rigore. Le irregolarità sono state sventate grazie alle attente e puntuali verifiche degli appartenenti alla Polizia penitenziaria preposti ai controlli». Le denunce per le irregolarità «sono state attivate dal Nucleo Investigativo Centrale della Polizia penitenziaria cui la stessa Autorità giudiziaria competente ha delegato le indagini. Sotto il profilo amministrativo ampia collaborazione è stata fornita dal Dipartimento che, per il tramite dell'Ufficio per il contenzioso, ha chiesto un compiuto e articolato parere all'Avvocatura dello Stato». «Rigore e serietà da sempre vengono riconosciuti alla Polizia penitenziaria che, nell'espletamento di prove concorsuali particolarmente delicate e complesse (Magistratura, Avvocatura dello Stato, Corte dei Conti, Notai) - sottolinea la nota - è richiesta per le attività di vigilanza e controllo, ricevendo sempre grande apprezzamento». © Riproduzione riservata