Giovedi 23 novembre 2017 14:01

Omicidio Fortuna, la psicologa: «Caputo? Un mostro per le figlie della Fabozzi»

20 dicembre 2016



NAPOLI - Nuovi sviluppi nel processo per l'assassinio di Fortuna Loffredo, la bimba uccisa il 24 giugno 2014 nel Parco Verde di Caivano. Una delle psicologhe della casa famiglia per minori di Afragola dove erano state trasferite le tre figlie di Marianna Fabozzi è stata ascoltata come teste. Secondo la testimone, Raimondo Caputo faceva «fare e vedere» alla figlia più piccola della compagna «anche cose da adulta». La bimba di 3 anni e mezzo al suo ingresso in comunità, ha raccontato la teste in un passaggio particolarmente delicato, «aveva la tendenza a strusciarsi su pupazzi, sedendosi sopra a cavalcioni, o contro i bordi del letto. Aprendosi con gli psicologi, la bimba ha rivelato di aver visto a casa film in cui una signora si mette sulle gambe di un uomo e si struscia, poi ci ha detto di averlo visto fare ai genitori. Poi di averlo subito dal padre». La piccola, ha raccontato la psicologa, rifiutava di farsi lavare con reazioni disperate e aggressive, pur essendo delle tre quella più gioviale e allegra. Col tempo, acquisendo fiducia, ha iniziato a raccontare le molestie subite. La teste ha riferito anche dei disegni fatti dalla bimba a scuola, nei quali, ritraendo il padre, lo disegnava con una forma fallica al posto del volto mentre la madre aveva «braccia che sembravano artigli». I racconti delle molestie sessuali prima accennati subiti da 'Titò', a volte chiamato 'il ragno' o addirittura 'il mostro', sono diventati sempre più espliciti, ha spiegato ancora una delle responsabili della casa famiglia.

Il ruolo della sorella maggiore

Anche nella sorella maggiore sono stati osservati«comportamenti sessualizzati» anomali per una bambina, con sfregamenti delle parti intime quando era sola in stanza. In un caso è stata notata in camera in una posizione ambigua con un'altra bambina. «Da allora abbiamo deciso che le porte delle stanze devono restare aperte», ha spiegato la teste. La sorella maggiore, invece, tendeva a proteggere la famiglia e a raccontare «un ambiente familiare idealizzato nel quale andava tutto bene». Tra l'altro esercitava una sorta di "controllo" sulle due sorelline, vigilando su eventuali racconti che potessero compromettere i genitori. Anche lei però col tempo è riuscita ad aprirsi, in particolare «dopo la sospensione delle visite in casa famiglia da parte dei familiari», fino a raccontare le molestie subite. La seconda figlia, apparentemente allegra e serena, nascondeva il dolore «dissociandosi momentaneamente». In un caso, mentre la sorellina piccola veniva spogliata per essere cambiata d'abito, «si è assentata per circa venti secondi, con lo sguardo perso nel vuoto».

La difesa di Caputo

«Non ho mai fatto abusi, ho figli grandi, sposati, ho cresciuto una bimba che non era mia figlia», ha detto in aula Caputo, che al termine dell'udienza ha rilasciato dichiarazioni spontanee. L'uomo ha inoltre ribadito ai giudici che, quando Fortuna cadde, lui si trovava in strada, con la bicicletta. «Quando la bambina è caduta giù - ha aggiunto - io ero giù al palazzo con la bicicletta, la madre lo sa bene, mi ha visto e io l'ho vista che mangiava una pizzetta».

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