Venerdi 20 ottobre 2017 14:10

Picchiò la fidanzata miss, la Cassazione conferma la condanna




ROMA - La Corte di cassazione ha confermato la condanna ad otto anni per A. C., che il 12 maggio 2013 trascinò al suolo e spappolando la milza con calcio alla sua fidanzata, la miss campana Rosaria Aprea. Le motivazioni sono state rese note solo oggi, dopo il verdetto emesso lo scorso 16 dicembre, dalla quinta sezione penale nella sentenza 6892, avendo respinto tutti i tentativi di ridurre la pena inflitta dalla Corte di appello di Napoli lo scorso 13 maggio. La difesa ha tentato di far perno sulla mancata considerazione delle aggravanti, il fatto che il giovane avesse picchiato in passato la ragazza per gelosia punitiva, a quanto pare, non sarebbe, secondo i legali, un aggravante a moventi di per sé futili e abietti, ma un il frutto di una gelosia pura, collegata ad un «forte desiderio di vita in comune». Secondo la Cassazione, dunque, la Corte di appello di Napoli ha dato atto «in maniera esauriente delle ragioni per cui nel caso concreto la gelosia doveva essere intesa come punitiva», con l'aggravante dei motivi abietti. Si tratta di gelosia punitiva, e a riprova di ciò la Corte di cassazione ha ricordato il »costate atteggiamento ossessivo da parte dell'imputato che per un consistente periodo aveva impedito alla donna di avere relazioni sociali, di frequentare amiche, di coltivare i suoi interessi e le possibilità di lavoro, come nel caso della costrizione, ancora una volta violenta, ad abbandonare un concorso di bellezza». «A completare la disamina del ricorrere della gelosia intesa come senso di proprietà della persona, la decisione di appello ha ripercorso le terribili modalità dell'aggressione che, in coerenza con i comportamenti precedenti, potevano appartenere solo a chi si fosse sentito, in sostanza, padrone della persona oggetto del suo desiderio». Nessuna attenuante, dunque, per l'imputato, che, stando a quanto riportato dalla Cassazione, ha abbandonato la fidanzata dopo averla lasciata a terra dolorante, oltre a non aver risarcito alcun danno e ad aver attuato «crudeli modalità». ©Riproduzione riservata