Mercoledi 18 ottobre 2017 22:16

Caos e disordini a “Parallelo Italia” a Napoli, denunciati tre disoccupati




NAPOLI - Tre persone sono state denunciate dalla polizia per i disordini creati ieri sera durante la diretta televisiva del programma di Rai Tre "Parallelo Italia" da piazza Municipio a Napoli. I denunciati, appartenenti alla sigla "Reddito minino di inserimento" sono stati così denunciati all'autorità giudiziaria per i reati di manifestazione non autorizzata e turbativa di servizio pubblico. Al centro delle polemiche il lancio di alcune bottiglie sul palco durante l'esibizione canora di Malika Ayane costretta ad andare via senza più cantare. Dura è stata la reazione del giornaliste e conduttore televisivo Gianni Riotta «È una vergogna non permettere una discussione libera. E’ una grande viltà prendersela con chi è venuto qui generosamente a portare arte in questa città. Mi scuso con gli ascoltatori, con gli amici di Napoli, con i nostri ospiti e con Malika Ayane che ha avuto un brutto quarto d’ora», aveva detto. Per due denunciati oltre ai reati contestati è imputata anche l'interruzione di servizio pubblico, mentre ad un terzo è accusato di violenza privata e tentativo di lesioni. D'altro canto Malika all'indomani dell'increscioso episodio ha scritto sul suo profilo di facebook «Napoli questa mattina ha una luce meravigliosa, un peccato lasciarla. Approfitto però della strada verso l'aeroporto per dire la mia su ieri sera che a leggere twitter o i siti di quotidiani sembra sia successo chissà cosa. Gianni Riotta mi ha telefonato qualche giorno fa per invitarmi al suo programma. Gianni è una persona gentile e un paio di anni fa si è lasciato intervistare da me salvandomi dal buco nero degli ospiti nella prima edizione di "Sold Out" e poi ero di strada, ovvio che abbia detto si. Ho chiesto di non essere coinvolta in discussioni a sfondo politico perché, pur avendo un'opinione, siamo in un momento in cui capita che le opinioni si urlino - sinceramente a me non piace urlare - e perché volevo evitare che le mie parole potessero essere fraintese o strumentalizzate. Mi piaceva l'idea che ad un programma in cui si discute "cosa succede in Italia" ci fosse spazio anche per "altro", non solo per l'analisi di drammi e difficoltà. Perché in Italia succedono moltissime cose, per fortuna.

Infatti non mi è stato chiesto di dare nessun contributo verso temi delicati e il dibattito è stato lasciato a chi, piaccia o non piaccia, di lavoro si occupa di politica. Il motivo per cui ho smesso di cantare è molto semplice. Nessuno mi ha preso a bottigliate come ho letto in giro, ho visto una bottiglia di plastica sfiorare Brando e ho visto contestatori e polizia correre, il pubblico dentro la transenna attonito e spaventato. Quando ho percepito un clima teso e surreale mi sembrava di estremo cattivo gusto rimanere sul palco a favore di camera. Nessuna indignazione, mi sentivo solo un filo fuori luogo. Se fossi rimasta lì a finire di fare il mio lavoro, forse non se ne sarebbe accorto nessuno».

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