Mercoledi 22 novembre 2017 17:40

«Rifiuti e tumori anche nel Triangolo della Morte», la denuncia di Don Manganiello

22 luglio 2016



NAPOLI - «Di cancro non ci si ammala solo nella Terra dei Fuochi. In Campania c’è anche il Triangolo della Morte, dove non si vede il fuoco dei roghi tossici, ma i rifiuti e le discariche ci sono lo stesso». Parole dure quelle pronunciate da Don Aniello Manganiello, parroco di Scampia che ha commentato ai microfoni dell'agenzia "DIRE" la lettera indirizzata da Don Maurizio Patriciello al direttore dell'Avvenire in riferimento all'udienza con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Don Aniello, originario di Faibano di Camposano, piccola frazione di un comune dell'agro nolano, ha elogiato l'impegno del prete di Caivano a difesa del territorio a nord di Napoli, ma allo stesso tempo ha richiamato l'attenzione sulla sua terra natìa, ricompresa nel territorio tristemente denominato "il Triangolo della Morte" per l'elevato numero di morti per cancro legato allo smaltimento illegale di rifiuti tossici.

L'area in questione, meno nota mediaticamente rispetto alla Terra dei Fuochi, si estende tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, per anni teatro di discariche abusive in cui sono stati interrati illegalmente i rifiuti speciali provenienti dalle regioni industrializzate del Nord. «Sono contento che Don Maurizio si impegni per le sorti del proprio territorio - ha dichiarato il prete di Scampia - ma nell’Agro Nolano ci sono problemi dagli anni '80. Lui chiede cura e bonifica per la sua terra, ma anche nel Triangolo della Morte si muore di tumore. Qui ci sono discariche aperte inondate di rifiuti, nessun incendio, ma nella mia terra c’era una agricoltura fiorentissima. Ora, siamo stati violentati, ci hanno depauperati e stiamo facendo la stessa fine della Terra dei Fuochi che ha più attenzione mediatica, mentre nessuna tv parla del Triangolo della Morte».

L’interramento dei rifiuti nell'agro nolano cominciò nel 1980, quando i Casalesi fecero arrivare 500mila camion colmi di rifiuti, avvelenando il territorio anche con la complicità dei contadini locali, che finirono per irrigare i loro stessi campi con acque contaminate da rifiuti tossici. La cosa era ben nota alle amministrazioni che negli anni si sono succedute a palazzo Santa Lucia, eppure in tanti anni non è mai stata disposta una mappatura delle discariche presenti dei Regi Lagni, nè sono state effettuate analisi ed esami epidemiologici. «La Regione pensa a rimuovere le ecoballe, ma per fare cosa? Per mandarle dove? In Campania o all’estero, andando a gravare sul debito pubblico. Mi chiedo che razza di strategie di intervento siano queste».

Neanche le novità legislative introdotte dopo l'eco mediatica che si è creata attorno alla Terra dei Fuochi hanno migliorato le cose secondo il parroco di Scampia, poichè non viene ancora garantita una certezza della pena. «Non ci sono telecamere, pene certe e multe salate e nessuno è ancora in grado di capire che occorre fare un lavoro di prevenzione seria. I contadini della mia zona vengono risarciti, le istituzioni pagano i danni e quei soldi occorrerebbe spenderli in modo oculato per risolvere il problema in modo definitivo». Al danno si aggiunge la beffa dal momento che lo smaltimento illecito di rifiuti nell'area nolana prosegue indisturbato ancora oggi sotto lo sguardo impotente di cittadini onesti che poco possono contro lo strapotere della malavita organizzata.

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